PARROCCHIA Ss. Rufina e Seconda
Bollettino Parrocchiale n.8
Aprile 1998
Pubblichiamo questo bollettino perché, a ns. avviso, ci sono degli spunti di carattere storico interessanti e degni di lasciare un segno. (la redazione di AureliaBocceaCasteldiguido) Una Comunità Parrocchiale “in cammino, in ricerca, in crescita” La storia del nostro territorio. La nostra parrocchia, giovane di istituzione, ha un forte radicamento nel passato. Passato che per il nostro territorio ha il punto di riferimento nella “PORCARITIA” : località boscosa, di querce e sugherete, più che mai adatte per l’allevamento dei porci. La Porcaritia in antico appartenne ai patrizi romani. Poi nel 1002 in una lapide della chiesa di Santa Lucia delle 4 porte si parla di un prete “romanus” che dona le terre di Porcareccia ai canonici di via Monte Brianzo. Nel 1192 Celestino III dà la cura del fondo alle chiese del così detto “ Castello aureo” come era chiamata allora la zona di via delle Botteghe Oscure. Successivamente Innocenzo III ( 1198-1216) affidò una parte della tenuta all’ordine ospedaliero di S.Spirito. Dopo la crisi fondiaria del 1527 una parte venne venduta al principe Massimo, poi nel 1700 passò al principe Borghese e da questi ai duchi Salviati. Nel medio Evo la tenuta era piuttosto ampia, comprendeva infatti Capo Cavallo, Galeria, Rofanione, Serviliano,Arcione, Forno Saraceno, nome derivato da Guido Saraceno ( probabilmente il duca Guido di Spoleto e Camerino venuto in difesa dei Romani contro i saraceni nell’846) presenza ricordata nella via adiacente la parrocchia, Via Forno Saraceno. La Porcaritia comprendeva inoltre il casale S.Angelo, di S. Andrea, i fondi Vivarolo e Priscelli, dell’Acqua Fredda e il “ Casal dei Selci”. Nella ”Porcareccia” l’allevamento dei maiali e dei cinghiali venne praticato intensamente al tempo in cui la tenuta era di proprietà di S.Spirito. Gli animali servivano per sfamare i più poveri. Per questo nel 1362 Urbano V concesse che i maiali dell’ordine ospedaliero avessero libertà di pascolo in qualsiasi terreno e comminò pene severe a chiunque impedisse loro di pascolare: segno della loro presenza erano i capampanacci agli orecchi. Il documento stilato ad Avignone venne confermato nel 1481 da Sisto IV, nonostante le proteste provenienti da tutta l’Europa, specialmente dalla Germania, ove l’allevamento dei maiali era intensissimo. Come si vede “ le quote latte” o d’altro hanno sempre costituito un problema! Al tempo in cui era proprietario l’ospedale S.Spirito venne inoltre costruito il castello detto di Porcareccia con l’annessa chiesetta dedicata alla Madonna (1693). Non è più visibile l’alta torre di avvistamento ma sul fronte del castello vi è lo stemma di S.Spirito e quello di Stefano Vaio commendatore dello stesso ordine. La nostra parrocchia è appunto ubicata in Piazzale di Castello della Porcareccia, nome che ricorda alla fin fine una storia molto nobile visto il servizio prestato da questi animali. Perciò manteniamo, senza vergogna, il nome “storico” del piazzale della nostra chiesa! Nel 1909 nella suddetta cappella celebrò D.Angelo Roncalli futuro Papa GiovanniXXIII quando era prete-studente a Roma e venendo poteva gustare “la buona ricotta”. LA STORIA DELLE NOSTRE PATRONE Ma la parrocchia si gloria soprattutto per aver dato , nell’ambito dei suoi confini, i natali al cielo delle Ss. Patrone Rufina e Seconda e che, insieme ai Ss. Ippolito e compagni, ai Ss. Mario, Marta e figli, a S. Basilide etc, sono i Santi Patroni anche della nostra Diocesi e ricordate il 5 Ottobre di ogni anno. Le deu martiri sorelle sarebbero state giustiziate il 10 Luglio del 257 sotto l’imperatore Valeriano P.Licinio. Figlie di un certo Asterio e della matrona Aurelia andarono fidanzate a due fratelli di religione pagana: Argentario e Verino. I nobili promessi sposi avevano accettato di sposarle secondo il rito cristiano e con la promessa che poi si sarebbero “convertiti” alla religione cristiana. Ma scatenatesi la persecuzione di Valeriano per evitare guai cercarono di convincere le due sorelle a farsi pagane. Visto il loro rifiuto vennero denunciate dai fidanzati. Mentre cercavano rifuggio in Toscana vennero raggiunte al bivio di Sacrofano e arrestate. Il racconto della loro “passione” ricalca gli schemi classici della persecuzione dei primi cristiani. Invito all’abiura, rifiuto, prima tortura: vennero rinchiuse in un calidarium, tra i vapori bollenti. Persistere del rifiuto, seconda tortura: vennero rinchiuse in una stalla piena di sterco ma da essa uscirono più profumate che mai. Rinnovato rifiuto e terza tortura:dopo la purificazione del fuoco e il profumo segue il lavacro, simbolo del battesimo, vennero infatti gettate nel Tevere con una pietra al collo; ma esse tornarono a galla sane e salve. Allora il Prefetto di Roma Giunio Donato fece ricorso a metodi sbrigativi. Le due sorelle furono condotte lungo la via Cornelia e secondo quanto tramandato dal Martirologio di Adone e dalla Passione dei SS. Pietro e Marcellino, all’odierno Km 8 della via Boccea il carnefice una la straziò a bastonate e l’altra la decapitò. L’episodio avvenne a Sylvia Nigra, in un fondo appartenente alla ricca matrona Plautilla. La leggenda narra che la matrona, avvertita insogno, ritrovò i corpi delle due fanciulle in balia dei corvi e degli animali notturni. Li raccolse pietosamente e li fece seppellire nei pressi della sua tenuta. Da allora la Sylva Nigra mutò il nome in Sylva Candida. Attorno alla chiesa dedicata alle martiri venne poi a formarsi una importante Diocesi. Con l’ubicazione dell’antica basilica delle Ss. Rufina e Seconda è possibile collocarla, anche se non con certezza, sul colle della Porcareccina: ma la cosa è ancora controversa. La Basilica dopo l’unione della Diocesi di Selva Candida a quella di Porto ( anno 1100 ca.) continuò ad essere ufficiata ed è nominata negli itinerari dei pellegrini durante tutto il Medio Evo. Le reliquie delle due sorelle martiri, dopo le incursioni barbariche, vennero trovate dal Cardinal Romano Corrado che, diventato Papa con il nome di AnastasioIV ( 1153-1154), trasferì le stesse presso il battistero costantiniano di S.Giovanni in Laterano, in un’ala del portico trasformata in cappella. L’altare dedicato alle Ss. Martiri fu adornato con un mosaico. La pala seicentesca erroneamente attribuita al Caravaggi, rappresenta il Salvatore in atto di porre la corona del martirio sul capo delle due sorelle martiri. Parte delle reliquie, per benevola donazione del nostro Vescovo Mons. A. Buoncristiani, sono custodite gelosamente nell’urna bronzea sotto l’altare della cripta ad essa dedicata e appositamente ricavata sotto la nostra chiesa in occasione dei recenti restauri. La storia della nostra parrocchia I precedenti della nostra parrocchia vanno fatti risalire alla cappellina costruita al tempo in cui era proprietario di Porcareccia l’Ospedale di Santo Spirito e rimase attiva fino al 1934 quando in conseguenza della chiusura della Parrocchia di Tragliata la stessa venne trasferita nella capella del castello di Porcareccia. In seguito alla bonifica dell’ente maremma, ripopolatosi la parrocchia di San Isidoro di Tragliata e ripristinate in essa le funzioni parrocchiali, il 10 Luglio del 1954 fu eratta la parrocchia delle Ss. Rufina e Seconda con ubicazione nella nuova chiesa di S. Gemma Galgani. Questa venne costruita negli anni 1950/-54 con l’aiuto della gente e dei muratori di Campoli Appennino, paese natale del primo parroco della nostra parrocchia, P. Bernardino Mastroianni. Esimio sacerdote e pastore, il cui ricordo è ancora in benedizione presso il nostro popolo, come è stato dimostrato nella recente inaugurazione del monumento a lui dedicato, venne a Pantan Monastero nel 1933 in seguito alla suddetta chiusura di S. Isidoro di Tragliata. Il Vescovo Martinelli affidandogli la parrocchia disse: “ la tua terra di missione è la via Boccea con le sue otto borgate e senza sacerdote. Il Papa Pio XI vuole che a Boccea vada un prete missionario….”. La nostra era zona di pastori e allevatori di maiali. Negli anni trenta arrivarono un gruppo di veneti, come era avvenuto per l’agro pontino, che portarono avanti con alacrità e pazienza la bonifica della zona. La costruzione della chiesa e degli annessi locali predisposti per una colonia di orfanelli e di figli di operai e di pastori, come anche l’asilo e il laboratorio per le ragazze tenuti dalle “ Suore della Montagna” e fondate dallo stesso Mastroianni, costituirono allora una segno profetico partorito dallo zelo di questo amato pastore. Alcuna di queste “suore” sono ancora presenti e attive nella nostra parrocchia, nonostante l’età. La presenza di P. Bernardino in parrocchia fino al 1978 fu senza dubbio fondamentale per la formazione di un vero tessuto comunitario. Per desiderio anche dello stesso padre, nel 1979, morto lo stesso, la parrocchia venne affidata ai Passionisti. La ragione è forse da individuare in quella forte devozione di Mastroianni verso la mistica lucchese Santa Gemma Galgani, in tutto e per tutto passionista nello spirito. Certamente visto l’attivismo del P. Bernardino fa un certo effetto e pone motivi di riflessione questo suo amore per una forte contemplativa come S.Gemma Galgani. Dopo P.Bernardino si susseguirono nel servizio della parrocchia i parroci passionisti P. Vittorio Bruni fino al 1987, poi P. Anselmo Grassi fino al 1997 e P. Federico Dirozzi, attuale parroco dal 21 Dicembre 1997. Scritto da P. Federico Picozzi- Aprile 1998