Pietro Perrone

Nasce il 20 luglio 1956 a Diamante. Frequenta l’Accademia di Belle Arti di Roma dove completa gli studi nel 1979. La sua ricerca iniziale è caratterizzata dall’uso dei diversi materiali e dal colore bianco e nero. Già nel 1985 realizza una grande opera in una scuola progettata dall’architetto Massimiliano Fuksas ad Anagni. In una delle prime personali espone opere di grandi dimensioni presentate da Achille Bonito Oliva alla Galleria MR di Roma. Dopo il 1989 il suo lavoro si spoglia di ogni immagine e diventa trasparenza e luce pura imponendo una sorta di silenzio metafisico. Nello stesso anno soggiorna a Graz con una borsa del governo della Steiermark ed espone alla neue Galerie del Landesmuseum Joanneum. A partire dal 1992 riprende la ricerca con materiali diversi, affronta il tema del territorio e delle bandiere per ridisegnare una nuova geografia imposta dalla guerra dei Balcani; espone questi lavori nel 1993 alla Galleria MR, Io ho un sogno. Nel 1994 fa scendere una gigantesca cascata di colori alla cava di marmo Menconi a Carrara. Nel 1999 soggiorna a Vienna con borsa del Bundeskanzleramt Austria e intensifica la sua ricerca dove studia materiali per ottenere dei rilievi. Tali lavori di grandi dimensioni vengono esposti all'Accademia d'Ungheria a Roma, alla Centrale Elettrica di Imst/Austria e all’Istituto di Storia dell’Arte dell’Universtà di Innsbruck. È docente di ruolo dal 1982; attualmente insegna presso il III Istituto Statale d’Arte di Roma. Pietro Perrone vive e lavora a Maccarese vicino Roma. Principali Personali 2007 Museo di Palazzo Venezia, Appartamento Barbo, Roma pH7 Art Gallery, Roma 2006 Istituto di Storia dell’Arte dell’Università di Innsbruck, Scuderie Aldobrandini per l’Arte, Frascati, Pietro Perrone 2003 DAC, Museo d’Arte Contemporanea, Diamante(CS), Selezione opere 2000-2003. 2000 Castello di San Giorgio, Maccarese, A proposito di silenzio 1998 Galleria Erica Fiorentini, Roma, Bianco 1996 Galleria Giulia, Roma, Illuminazione assoluta Galleria Colpo di Fulmine, Verona, Chiari contorni Galleria Diagonale, Roma, Tutto a Sinistra 1993 Galleria MR, Roma, Io ho un sogno 1992 Galleria Corraini, Mantova, Aspro Verde Banca Popolare di Milano, Roma 1990 Galleria La Giarina, Verona, Pietro Perrone 1989 Museo degli Affreschi, Verona, Concrete Assenze Galleria Graffiti Now Atelier, Verona, Disperatamente dolce dolce Galleria Cafè des Artistes, Ferrara 1988 Galleria Pascual Lucas, Valencia, Spagna 1987 Galleria l’Aire du Verseau, Parigi, La Chiarezza di un dubbio Galleria Altrimmagine, Bari, Bianco Nero 1986 Galleria MR, Roma, Chiaro, chiaro trasparente Principali Collettive 2007 Galleria Spada, Roma, L’arte di amare l’arte Galleria Vertigo Arte, Cosenza, Fuochi Archivio Centrale dello Stato, Roma, Timeless Forum Austriaco di Cultura, Roma, Sogni di mezza estate Villa Anna 2, Sala Conferenze, Sorengo, Generarte Biblioteca Nazionale Universitaria di Torino, Zona ovest 2006 Sotheby’s al Kulm Hotel, St.Moritz, Werke junger Kuenstler Galleria Valentina Bonomo, Roma, Grazie per una volta Museo V.Crocetti, Roma, Il segno contemporaneo italiano Museo Galleria Corsini, Roma e Castello Ursino, Catania, L’arte di amare l’arte 2005 pH7Art Gallery, Roma, Venti anni dopo Arte Contemporanea nel Parco Minerario Naturalistico, Gavorrano, Falda per falda Palazzo Orsini, Bomarzo, Museo della Transtoria Café Europe Centro di Arte Contemporanea, Roma, Due 2004 Tempio di Pomona, Salerno, No wall no war concept Centrale Elettrica Kraftwerk, Imst, in coll. con l’Università di Innsbruck, Austria, Kraftwerk perifer MAON, Museo dell’Arte dell’Otto e del Novecento, Palazzo Vitari, Rende, Arte in Calabria 1960-2000 2003 Galleria Miralli, Viterbo, La natura è sempre in procinto di muoversi 2002 Scuderie Aldobrandini per l’Arte, Frascati, Doppio 4 Verso Palazzo Falconieri, Accademia d’Ungheria, in Roma, in coll. con il Forum Austriaco di Cultura e Cafè Europe Centro di Arte Contemporanea, Roma, Perrone, Salner, Sugàr 2001 Biennale delle Arti e delle Scienze del Mediterraneo, Provincia di Salerno, Allo Sport l’omaggio dell’Arte 2000 Mostra itinerante, Rabat, Tunisi, Il Cairo, Madrid, Lisbona, L’immagine interiore Castello di San Giorgio, Maccarese-Fiumicino, Incontr’Art 1998 Complesso Monumentale di San Michele a Ripa, Roma, Arte in Cattedra Palazzo Ducale, Genova, e Terminal Crociere, Savona, Trasparenze 1997 Galleria Comunale d’Arte Contemporanea, ex Mattatoio, Roma, Arte a Roma Palazzo Borromini, Roma, Gli angeli sopra Roma 1996 Raccolta Civica del Disegno, Salò, Acquisizioni Galleria Giulia, Roma, cArtemoneta Fermenti Lattici Art Gallery, Torrimpietra, Roma 1995 Galleria Paola Verrengia, Salerno Museo Comunale, Praia a Mare 1994 Cava La Piana, Colonnata, Carrara, Il virus della virtualità Galleria Dialoghi, Biella 1993 Villa Taverna Borghese, Frascati, Omaggio a Beuys 1992 Palazzo Fazio, Capua, Five to five art now Galleria Ennio Borzi, Roma, A parete 1991 Palazzo dei Congressi, Bari, A sud dell’arte Galleria Ennio Borzi, Roma, Per dedica Galleria Romberg, Latina, Grand Tour 1990 Galleria Corraini, Mantova, Paesaggio occidentale Galleria d’Arte Moderna, Palazzo del Governatore, Cento Galleria Graffiti Now Atelier, Verona in coll. con Galleria Fuxia Art, Saluti romani - Perrone, Pizzi Canella, Ragalzi, Sanjust 1989 Museo Nazionale Joanneum, Neue Galerie, Graz, Austria Biennale di Milano, Palazzo della Triennale Museo di S.Agostino, Genova, Aspere Pianure dolci Vette 1988 Palazzo Ducale, Mantova, Oasi nello spazio Galleria Break Club, Roma, Roma Arte Oggi Palazzo Massari, Ferrara, Crinali Accademia d’Egitto, Roma, Confronto indiscreto Galleria Faris, Parigi Galleria Pascual Lucas, Gandia, Spagna Galleria Ghiglione, Genova, Duetti d’Artista Ex Borsa in Campo Boario, Roma, 1235-giovani artisti a Roma 1987 Palazzo delle Mostre, Alba, Alta Tensione 60-80 Complesso Monumentale San Michele a Ripa, Roma, Roma in Cornice Palazzo delle Mostre, Nizza, La création au sud Castello di Rivara, Torino, Equinozio d’autunno Casa della Cultura, Palmi, I luoghi di Iride 1986 Accademia Americana, Roma, Artisti a Roma Galleria MR, Roma, L’archeologia del futuro Sala Uno, Roma, Divergenze Galleria Altrimmagine, Bari 1985 Galleria La Salita, Roma, Fortezza Medicea, Siena, Una nuovissima generazione nell’arte italiana. Bibliografia Cesare Vivaldi , in cat., Concerto di segni, Galleria L’Indiscreto, Roma 1984 Enrico Crispolti, in cat. Una nuovissima generazione dell’Arte Italiana, Siena 1985 Achille Bonito Oliva, in cat. Calme distese, Galleria MR, Roma, Edizioni Carte Segrete, 1986 Barbara Tosi, in cat. L’Archeologia del futuro, Galleria MR, Roma, Edizioni Carte Segrete 1986 Barbara Tosi, in cat. Le mie città, Galleria MR, Roma, Edizioni Carte Segrete,1986 Mario De Candia, La Repubblica, Il piacere dell’occhio, ottobre 1986 Francesca Alfano Miglietti, in cat. Alta Tensione 50-80, Palazzo delle mostre, Alba, 1987 Gerard Georges Lemaire, in cat. La chiarezza di un dubbio, Galleria L’Aire du Verseau, Parigi, Edizioni Carte Segrete 1987 Achille Bonito Oliva, in Antipatia: singole operazioni, Feltrinelli, 1987 Achille Bonito Oliva, in cat. Duetti d’Artista, Galleria Ghiglione, Genova 1988 Martina Corgnati, in cat. Oasi nello spazio, Edizione Corraini, Mantova 1988 Paolo Balmas, in cat. Arte Roma Oggi, Ciancarlo Politi Editore, 1988 Wilfried Skreiner, in cat. Internazionale Malerwochen, Museo Nazionale Joanneum, Neue Galerie, Graz 1989 Enrico Gallian, L’Unità, L’Irregolare Pietro Perrone, febbraio 1989 Giuseppe Appella, in Lucania e Calabria: la scommessa culturale, Libri Scheidwiller, Milano, 1989 Giorgio Bonomo, in cat., Galleria d’Arte Moderna, Palazzo del Governatore, Cento, 1990 Martina Corgnati, in cat. Paesaggio occidentale, Edizione Corraini, Mantova 1990 Achille Bonito Oliva, in cat. A Sud dell’Arte, Prearo Editore, Milano 1991 Achille Bonito Oliva, La pittura messa a nudo dalla sua natura stessa, in Propaganda Arte, Edizione Carte Segrete, Roma 1992 Bruno Bandini, in cat. Aspro Verde, Galleria Corraini, Mantova 1992 Raffaele Gavarro, in cat. Grand Tour, Galleria Romberg, Latina 1992 Ludovico Pratesi, in cat. L’Arte ridisegna la geografia, Edizioni Carte Segrete, Roma 1993 Miriam Cristaldi, in cat. La Presenza della virtualità-arte come pre, Laboratorio Arte Contemporanea Bassa Lunigiana 1993 Enrico Crispolti, in La Pittura in Italia, il Novecento 2/3, Electa, Milano 1993/94 Paolo Balmas, in cat. Illuminazione assoluta, Galleria Giulia, Roma 1997 Simonetta Lux, in cat. Bianco, Galleria Erica Fiorentini, Roma, 1998 Cesare Vivaldi, Qualcosa di simile a un critico, in cat. Arte Contemporanea - Lavori in corso, Edizione De Luca 1998 Cesare Vivaldi, in cat. Arte in Cattedra, Complesso Monumentale del San Michele a Ripa, Roma 1998 Giovanna dalla Chiesa, in cat. Allo sport l’omaggio dell’arte, Biennale delle Arti e delle Scienze del Mediterraneo, Artecnica Production, Provincia di Salerno 2001 Andrea Romoli, L’orizzonte tra il bianco e il nero, in cat. Doppio 4 Verso, Scuderie Aldobrandini, Frascati 2002 Angela Maria Piga, in cat. Perrone, Salner, Sugar, Accademia d’Ungheria in collaborazione con il forum austriaco di Cultura e Café Europe Centro di Arte Contemporanea, Roma 2002 Christoph Bertsch, in cat. idem Christoph Bertsch, in cat. Falda per falda, Parco Minerario Naturalistico, Gavorrano, 2005 Christoph Bertsch, in cat. Pietro Perrone, Istituto di Storia dell’Arte dell’Università di Innsbruck, cat., n. 24 Raffaele Gavarro in cat. idem Klaus Woelfer in cat. idem Christoph Bertsch, in cat. Zona ovest, Biblioteca Nazionale Universitaria di Torino, 2007 Guglielmo Gigliotti, in cat. Timeless, Archivio Centrale dello Stato, Roma, 2007 Achille Bonito Oliva, Il Sogno della Forma, in cat. Pietro Perrone. Opere 2001-2007, Edizioni Carte Segrete, Roma, 2007 Massimo Riposati, La poesia muta, in cat. Pietro Perrone. Opere 2001-2007, Edizioni Carte Segrete, Roma, 2007 Andrea Romoli, Le Gocce Sante di Pietro Perrone, in cat., pH7 Art Gallery, Roma 2007



entrambi 250x200 cm olio su tela su supporto rigido. 2007




"gocce sante 1", 180x250cm olio su tela su supporto rigido, 2007



"gocce sante 3", 250x360cm olio su tela su supporto rigido, 2007

A proposito del ciclo Gocce Sante di Pietro Perrone

di Andrea Romoli

Barberini Laudato sì, mì Signore, per sor Aqua, la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta. (Cantico delle Creature, Francesco d’Assisi) Frammenti di remote esistenze fossilizzate nel bianco, quasi cristallizzate nell’attesa di una possibile resurrezione, di un evento miracoloso che le irrori e le riporti alla vita. Così si presentano, ad una prima osservazione, le forme che abitano il ciclo Gocce Sante di Pietro Perrone, ultimo nato in ordine di tempo. In questi lavori di formati imponenti, che sembrano rinviare a suggestive ipotesi di paesaggio, l’arida sterilità presente, del qui e ora dell’opera – elevata a simbolo della contemporaneità - riesce comunque a evocare la lussureggiante vitalità, la bellezza di tempi lontani al pari della fastosa maestosità che può restituire una grandiosa e antica rovina architettonica. Il senso di secchezza, di aridità e per certi versi di assenza di vita, dominante nei lavori di questo ciclo, è la conseguenza di un esasperato quanto ricercato processo di riduzione, votato alla più assoluta sobrietà, operato su forma e colore per sgombrare il campo da ogni accattivante frivolezza. Tutto, però, può tornare a vivere, a rianimarsi nel colore che, talvolta, bagna e accende misurate porzioni di cielo, di terra, d’acqua. Il colore è la nostalgia, ma a vincere è sempre il silenzio, ventoso e asciutto, del bianco, pur nelle sue infinite varietà. Perrone si spinge ancora oltre: la sua pittura, consapevole dell’ambiguità che gli è propria, non intende dare risposte, piuttosto cerca di formulare quesiti, alimentare dubbi che sottendono sottili ammonimenti. E’ come se, con l’opera, l’artista invitasse, o forse sfidasse l’osservatore a carpire la verità del messaggio pittorico; verità che è sempre relativa perché vive nell’ambiguità dell’arte. Così Perrone arriva al paradosso, tutto pittorico, di fossilizzare l’acqua: le sue gocce sono talvolta spettrali simulacri concavi, quasi dei calchi del vuoto, di passate, liquide, convessità in grado però di sedurre, di ingannare, di alimentare la speranza di una possibilità che è quella di riportare la vita in quei luoghi ideali, senza orizzonte, aridi, starei per dire anemici; siti suggestivi e vagamente inquietanti che forse mai torneranno a godere della luce e della policroma vivacità di un tempo. In queste opere, il colore, quando c’è, è quasi sempre accessorio. E’ come un velo, un filtro cromatico applicato all’opera con la maliziosa volontà di sedurre e mostrare una bellezza perduta, un po’ come quelle ricostruzioni virtuali di antiche città erose dal tempo e ingoiate dall’oblio. I giochi chiaroscurali, ottenuti con un trattamento dei supporti che Perrone doma e modella a suo piacimento, sconfinando nella scultura a rilievo, creano una smisurata quantità di toni d’ombra che sono già colore. Giochi, o per meglio dire effetti, sofisticatissimi, in grado di “neutralizzare” la civetteria delle cromie che quasi clandestinamente risiedono qua e là, interrompendo e contrastando l’autorità prepotente del bianco. Le linee solcate a rilievo sui supporti, talvolta tracciano il confine delle campiture cromatiche, altre volte si intersecano ad esse, riportando alla mente e anzi evidenziando la fedeltà a quella poetica della discontinuità, della frattura iniziata dall’artista sin dalla fine degli anni Ottanta e mai più abbandonata. Qui, è come se il precedente ciclo dei muri si fosse aperto come un sipario, o dissolto come un blocco di ghiaccio restituendo allo sguardo, insieme alla visione dello spazio infinito, forme di vita elementare. Solo così e ora può comparire un repertorio di elementi vegetali, fiori, fortemente stilizzati, si direbbe a tutta prima. Ma poi, ancora la malizia dell’artista fa sì che questi strani arbusti riescano ad evocare mani e braccia protese dalla terra al cielo come in una disperata preghiera. E quella particolare gradevolezza calligrafica di certi segni, quasi memori di ritmi art nouveau, spesa con parsimonia, non smentisce l’ormai nota e connotante ruvidità dell’artista, ma piuttosto sembra porsi come una sorta di effetto indesiderato, memoria di criminali ornamenti. Il fare con le mani, il tracciar solchi, che in queste opere è, come detto, azione scultorea e pittorica ad un tempo, assume qui una centralità pressoché assoluta. I segni prendono forme variabili, hanno in qualche caso la sofisticata eleganza del graffito elementare, primordiale che l’artista realizza non già per restituire alle forme un’ipotesi di racconto ma per dare forma visibile al suo personale e sacrale rapporto con il tempo, lo spazio, la terra, l’acqua, l’aria. Ed è proprio qui, in questa virtuosa intenzione di senso, che torna con più maturo e consapevole vigore quella prossimità, professata in passato da Perrone, col messaggio di Beuys, con il suo modo di connotare l’arte di una cifra ascetica, da predicatore laico del nostro tempo.