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Lettera di Giorgio Nebbia al Sindaco di Roma sulla questione dei rifiuti


Egregio Signor Sindaco

Come forse ricorderà, due anni fa feci parte di una Commissione nominata dalla sua amministrazione sul problema dello smaltimento dei rifiuti solidi urbani della città di Roma, oltre un milione e mezzo di tonnellate all'anno. In quella sede espressi il mio dissenso sulla proposta che la soluzione potesse essere cercata nella costruzione di impianti di produzione di combustibile ricavato dai rifiuti (CDR) e di inceneritori, sia pure chiamati termovalorizzatori.

Per conto del Forum Ambientalista del Lazio, come cittadino e contribuente di Roma mi permetto di ripeterle la mia modesta opinione che la soluzione può essere cercata soltanto nella ferma e coraggiosa attuazione dei primi due punti fondamentali dell'attuale normativa italiana ed europea:
diminuzione della massa delle merci che sono destinate a diventare rifiuti,
recupero di materiali dai rifiuti, cioè dalle merci usate.

Sul primo punto una amministrazione locale può fare relativamente poco perché la sua attuazione richiede interventi sulla produzione e sul commercio, modificabili soltanto con strumenti e standard di qualità che sono in mano ai governi nazionali.

Una amministrazione locale può però intervenire con incentivi, per esempio per imballaggi di minore peso o riciclabili nei settori in cui opera direttamente: scuole, mense, manifestazioni pubbliche, eccetera

Il secondo punto è invece in gran parte nelle mani delle amministrazioni locali.

Il recupero di materiali dalle merci usate dipende dai seguenti principali fattori:
Una raccolta efficace di frazioni di rifiuti che siano adatte ad essere riciclate;
Una intelligente e convincente informazione e "educazione" dei cittadini;
Predisposizione di incentivi ad una rete di imprese (che potrebbero essere cooperative) in grado di trasformare le diverse frazioni omogenee ricavate dalla raccolta differenziata, in nuove merci, con adatti processi di riciclo;
Incentivi alla creazione di un mercato delle merci riciclate.

Il punto (a) presuppone l'identificazione nel territorio comunale di fonti omogenee e abbastanza consistenti di materiali da riciclare: per la carta si tratta di predisporre accordi con i grandi uffici pubblici (Parlamento, ministeri, uffici di enti locali) o privati come banche, per la raccolta "pulita" di carta usata; per i cartoni si tratta di identificare e incoraggiare le attività di raccolta separata che già viene fatta da soggetti privati.

Simili considerazioni valgono per gli imballaggi di vetro e per quelli di plastica (l'enorme quantità di bottiglie di acqua "minerale" che confluiscono nei rifiuti indifferenziati) le bottiglie delle mense e dei bar, eccetera.

Qualsiasi azione, anche privata, che sottrae rifiuti vendibili e riciclabili dal circuito della raccolta pubblica dovrebbe essere incoraggiata. Il fine è far affluire la minore quantità possibile di rifiuti all'azienda dei rifiuti.

Ciò vale per i rifiuti dei mercati, dei macelli, dei parchi e giardini, residui di demolizione, indipendentemente dalla denominazione giuridica di tali rifiuti. Una particolare attenzione dovrebbe essere rivolta al settore della demolizione di autoveicoli e macchinari usati, rifiuti ingombranti ed elettrodomestici, rifiuti elettronici.

Nell'operazione di raccolta delle varie frazioni riciclabili va tenuto presente --- e va spiegato con grande coraggio e convinzione ai cittadini --- che i cicli produttivi del riciclo richiedono materie "seconde" abbastanza omogenee e con standard merceologici precisi; per esempio la carta deve essere separata dal tetrapak e dalla plastica. Se si vogliono ottenere merci riciclate vendibili e di accettabile qualità, bisogna rifornire le industrie che operano il riciclo dei materiali con "rifiuti" aventi adeguati standard di qualità.

La realizzazione in tempi ragionevoli di tali obiettivi presuppone che l'amministrazione comunale si doti di propri strumenti di indagine e conoscitivi.

In primo luogo per conoscere esattamente i flussi dei rifiuti nelle varie parti del territorio comunale: quali fonti (abitazioni, uffici, pubblici esercizi, grande distribuzione, edilizia, eccetera) forniscono quanti e quali rifiuti, con quale composizione ? Sono carenti i dati sulla composizione merceologica dei rifiuti di Roma, sulla reale composizione di singole fonti di generazione dei rifiuti (quartieri degli uffici, zone residenziali, eccetera), sulla distribuzione geografica e la composizione per zone, premessa per pianificare una efficiente raccolta differenziata.

Per quanto riguarda il punto (b) l'amministrazione comunale, attraverso una propria struttura, potrebbe raccogliere e far circolare la documentazione --- enorme, per esempio su Internet --- esistente nel mondo su processi di raccolta separata, di riciclo, di riutilizzazione dei rifiuti. In questo si porrebbe all'avanguardia in Europa e potrebbe fornire ai cittadini informazioni per migliorare il loro comportamento.

A tal fine l'amministrazione comunale potrebbe far preparare un manualetto con le caratteristiche merceologiche che devono avere le materie separate dai rifiuti per poter essere trasformate, per riciclo, in nuove merci. Solo così è possibile aiutare i cittadini a partecipare al ciclo dei rifiuti abituandosi a raccogliere separatamente e bene le varie frazioni di rifiuti, sapendo che essi diventeranno materie in entrata di un ciclo produttivo di recupero di materiali. Il problema del tipo di contenitori è secondario, se manca questa consapevolezza dei cittadini. Queste informazioni, in forma divulgativa, potrebbero essere fatte circolare nelle scuole e comunità della città.

(c) L'amministrazione inoltre potrebbe utilmente intervenire chiedendo alle imprese che recuperano materiali dalle merci usate, indicazioni sulle caratteristiche merceologiche che desidererebbero nei materiali che acquistano per il riciclo. Si tenga presente che non sono le amministrazioni locali o le aziende rifiuti che vendono direttamente ai riciclatori, ma che spesso esistono soggetti commerciali intermedi. Bisogna probabilmente analizzare criticamente e accorciare il rapporto fra enti locali, commercianti e industrie del riciclo.

L'ultima parte del ciclo dei rifiuti consiste nel trovare un mercato per le merci riciclate: carta riciclata, tessuti riciclati, manufatti di plastica riciclati.

Qui l'amministrazione di una grande città come Roma potrebbe essere un acquirente di merci ottenute dal riciclo, fissando standard di qualità e prezzi. Potrebbe trattarsi di carta per uffici e moduli, di pavimenti di plastica riciclata, di panchine di plastica riciclata, di indumenti per dipendenti con tessuti con fibre riciclate. Proprio di recente nuovi decreti ribadiscono e precisano le norme per l'acquisto di merci riciclate da parte della pubblica amministrazione.

Non c'è bisogno di dire che occorrono opportuni controlli per evitare possibili frodi o commercializzazione di carta o vetro o plastica o tessuti contenenti contaminanti nocivi per i lavoratori addetti e per la salute dei cittadini.

Queste azioni possono essere realizzate rapidamente, se l'amministrazione avrà il coraggio di superare e rimuovere le pigrizie dei cittadini, della burocrazia, delle stesse imprese di raccolta e riciclo e le potenti pressioni dei venditori di inceneritori, potenziali fonti di affari anche nella profittevole vendita dell'elettricità, e fonti sicure di nocività ambientali sotto forma di inquinamenti atmosferici e di produzione di ceneri inquinanti.
Signor Sindaco, nel tempo fin qui trascorso, la sua amministrazione ha operato alcune iniziative apprezzabili rispetto alle attività e ai risultati di altri Comini e delle stesse Province del Lazio specificatamente deputate alla gestione dei rifiuti.
Ma è necessario, oggi molto più di ieri, dimostrare ed esercitare volontà e scelte politiche nette; gli indirizzi contenuti nel documento prodotto dalla commissione, due anni or sono, non hanno infatti trovato adeguata traduzione nella pratica dei servizi preposti; con relativa mortificazione delle aspettative. Inoltre riprendono fiato le tendenze opposte alle azioni di salvaguardia ambientale.

A questo proposito mi permetto di ribadire che gli inceneritori possono funzionare soltanto bruciando sostanze dotate di potere calorifico, cioè principalmente carta e plastica, proprio le sostanze che potrebbero alimentare processi di raccolta separata e di riciclo. In altre parole la scelta di costruire inceneritori riduce e preclude l'efficacia delle azioni di riciclo: o si ricicla o si brucia.

L'attuazione di operazioni di raccolta differenziata delle frazioni riciclabili e del loro avvio al riciclo presuppone il superamento della attuale struttura della raccolta dei rifiuti che è stata progettata, sia nella raccolta dei rifiuti indifferenziati, sia in quella fallimentare del "multimateriale", in vista del destino alla discarica o all'incenerimento.

Peraltro ritengo che il tempo necessario per l'attuazione di un "nuovo corso" di raccolta differenziata e di riciclo non sia grande e che il processo potrebbe essere completato o almeno avviato durante la stessa durata residua della legislatura dell'attuale amministrazione.

In tale nuovo corso particolare attenzione deve essere dedicata alla disastrosa condizione delle attuali discariche di rifiuti e alla necessità di adeguate bonifiche, e alla progettazione e costruzione di alcune discariche --- per qualche tempo in futuro inevitabili --- in conformità con quanto prescritto dalla legge.

Grazie per l'attenzione e molti cordiali saluti.

Giorgio Nebbia