Audizione del Prefetto di Roma
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca l'audizione del prefetto di Roma, dottor Giorgio Musio, che saluto anche ricordando trascorsi palermitani comuni (certo per lui più intensi e per me più occasionali).
Lo prego di svolgere la sua relazione avendo presenti le materie oggetto dell'inchiesta della nostra Commissione.
GIORGIO MUSIO, Prefetto di Roma. Rivolgo un cordiale saluto al presidente e alla Commissione.
Per quanto concerne le competenze del prefetto e della prefettura, preciso subito che, in ordine ai problemi delle possibili infiltrazioni della criminalità organizzata nel riciclaggio e nel trattamento dei rifiuti solidi a Roma e in provincia...
PRESIDENTE. Scusi, signor prefetto, ma le ricordo che i compiti della Commissione sono più ampi della semplice questione degli illeciti, riguardando il ciclo dei rifiuti in generale: quindi, ci interessano anche il punto di vista amministrativo e i possibili riflessi di ordine pubblico. Ovviamente, rivolgiamo un'attenzione particolare ai casi di infiltrazioni della criminalità organizzata; però, in un'area grande come quella romana, ha grande rilevanza il complesso della gestione dei rifiuti, quindi non solo solidi urbani ma anche industriali, speciali e pericolosi.
GIORGIO MUSIO, Prefetto di Roma. Va bene, presidente. Nella relazione scritta che lascerò alla Commissione tratto proprio questo problema nel suo complesso, sia sotto il profilo della prevenzione e della repressione sul territorio, specifici del coordinamento delle forze di polizia, sia sotto quello dell'attività di carattere organizzativo e amministrativo in collaborazione con gli enti che, in via istituzionale, sono preposti ai settori igienico-sanitario e della protezione civile, cioè la regione, la provincia e i comuni.
Per quanto riguarda il primo dei due aspetti, dai rapporti pervenuti sull'argomento dalle forze di polizia non emergono infiltrazioni della criminalità organizzata nel settore dei rifiuti. Tale circostanza è confermata anche dal nucleo operativo ecologico dei carabinieri. Le indagini della magistratura finora svolte nei confronti degli autori di illeciti commessi in questo settore hanno appurato che si è sempre trattato di episodi non riconducibili alla criminalità organizzata, intesa come collegata alla mafia, alla 'ndrangheta, alla camorra e alla Sacra corona unita, bensì a reati posti in essere da singoli o gruppi
Pag. 296
di persone che si sono prefissati di conseguire ingenti guadagni da illecite attività in questo settore, da realizzare attraverso la violazione delle norme in materia. Ma non si può escludere che dalle indagini di cui appresso possano emergere circostanze e fatti tali da far presupporre quanto meno contatti con organizzazioni criminali specializzate nel settore, che a loro volta abbiano collegamenti con i sodalizi di tipo mafioso.
Gli elementi in possesso portano ad alcune indagini svolte dalla magistratura. La procura presso la pretura di Roma sta indagando su un traffico di rifiuti provenienti da impianti di produzione nonché dalla raccolta differenziata di alcuni comuni della regione Lombardia, che tramite società commerciali operanti nel settore ambientale affluiscono in siti di smaltimento, autorizzati e non, ubicati nel circondario di Roma (Monterotondo, Pomezia, Ardea, Fiumicino, Fiano Romano e Trevignano), il tutto realizzato attraverso compiacenti impianti dichiarati di «cernita» e «recupero» che di fatto effettuato esclusivamente stoccaggio provvisorio.
Gli accertamenti esperiti in merito hanno portato, come primo esito, oltre al sequestro dei siti predetti, all'arresto del titolare della ditta nonché al provvedimento interdittivo di due mesi dell'esercizio di pubbliche funzioni a carico del funzionario responsabile dell'ufficio contratti dell'AMA di Roma, per aver consentito l'irregolare conferimento dei rifiuti in trattazione presso la discarica di Malagrotta.
Altra indagine riguarda un traffico internazionale di rifiuti speciali (farmaci scaduti) che, tramite l'intermediazione di vari personaggi e ditte di smaltimento di nazionalità italiana e straniera, dalla Svizzera, transitando per il territorio nazionale, vengono smaltiti a basso costo nei paesi dell'est.
Un'ulteriore indagine, coperta dal segreto istruttorio, riguarda l'illecita gestione dei rifiuti e in particolare il loro smaltimento nella provincia di Roma.
Il 2 aprile 1996 sono state inoltre deferite in stato di libertà 21 persone dell'amministrazione comunale di Anzio per i reati di cui agli articoli 110, 323, 328 e 416-ter del codice penale (voto di scambio mafioso) a seguito di indagini relative alla gara d'appalto per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani vinta dalla ditta Colucci SpA di Napoli.
Ciò nonostante, in relazione alla pur possibile penetrazione della criminalità organizzata nel settore, ho ritenuto opportuno convocare presso la prefettura, in data 10 giugno scorso, una riunione fra tutti gli enti interessati (regione, provincia, corpi territoriali di polizia, NOE, centro interprovinciale di polizia criminale, Corpo forestale dello Stato e Legambiente) per porre in essere una strategia comune allo scopo di prevenire il fenomeno e contrastare con prontezza ogni possibile tentativo di infiltrazione criminale (cosiddette ecomafie). Nel corso della riunione è stato ribadito che non risultano sussistenti in questa provincia infiltrazioni della criminalità organizzata; tuttavia, al fine di effettuare un costante monitoraggio della situazione, si è ritenuto opportuno costituire presso la prefettura un «tavolo permanente» ove scambiarsi e far confluire informazioni utili per conoscere la portata reale del fenomeno ed opporre quindi un'efficace azione di contrasto.
In tale occasione, ho richiesto alle forze di polizia operanti in Roma e provincia un potenziamento dei servizi di vigilanza e un'intensificazione del piano di controllo coordinato del territorio, a supporto dell'attività svolta dall'amministrazione provinciale, cui il decreto Ronchi attribuisce compiti di vigilanza e sanzionatori in materia, in attesa che quest'ultima porti a compimento il processo di riorganizzazione dei servizi attualmente in corso per l'espletamento delle nuove competenze. È un'attività di supporto all'amministrazione provinciale.
PRESIDENTE. La Commissione ha ascoltato di recente, nella sua qualità di rappresentante dell'Unione delle province italiane, l'assessore all'ambiente della provincia di Roma. È emerso, quindi, che dal punto di vista dell'attività di controllo
Pag. 297
pressoché tutte le province italiane sono fortemente sotto organico, per cui, nei fatti, tale attività non può essere esercitata, se non in modo estremamente parziale, dalle province. Pertanto, cosa intende con «attività di supporto»? Fornisce personale?
GIORGIO MUSIO, Prefetto di Roma. No, direi che si tratta di una collaborazione sul piano organizzativo, nel senso che, non potendo provvedere la provincia con i propri mezzi, lo fa la prefettura tramite le forze di polizia, in attesa che...
PRESIDENTE. L'attività di controllo richiede che vi siano persone fisiche che si rechino nei posti segnalati, come impianti di smaltimento o per il conferimento finale dei rifiuti o di altro tipo (lei stesso ha citato dei capannoni). Questa attività di controllo, che dovrebbe essere espletata dalla provincia o dall'agenzia regionale per la protezione ambientale (che però nel Lazio non esiste), in qualche modo è surrogata...
GIORGIO MUSIO, Prefetto di Roma. Dall'attività delle forze di polizia. Infatti, ho richiamato l'attenzione dei responsabili provinciali dei corpi di polizia di tutti gli enti competenti affinché, con un'azione sinergica (cioè il tavolo permanente visto in funzione di una circolazione delle informazioni, e quindi di una maggiore sensibilizzazione di tutti su argomenti che presentano un certo carattere di novità), possa essere svolta un'attività preventiva che costituisca un valido deterrente nei confronti di organizzazioni criminali che avessero eventualmente intenzione di impiantare in questa provincia un'attività illegale nel campo. Del resto, l'attività repressiva spetta all'autorità giudiziaria: il mio compito è quello di portare avanti atti di carattere preventivo.
Per quanto concerne lo smaltimento dei rifiuti, e in particolare l'aspetto di carattere organizzativo e amministrativo, la prefettura da parecchi anni si è posta come elemento di stimolo presso gli enti preposti, cioè la regione, la provincia e i comuni, nel senso di segnalare e farsi carico delle situazioni di emergenza man mano emerse, per costringere (mi si perdoni il termine) questi enti a provvedere. Come sappiamo tutti, infatti, queste situazioni di emergenza sono collegabili anche a turbative di ordine pubblico, nel senso che le popolazioni che non vedono il rispetto della normativa se ne dolgono, e quindi il prefetto e la prefettura non possono essere assenti.
Nella concreta attuazione del piano regionale per lo smaltimento dei rifiuti, adottato dal consiglio regionale nel dicembre 1986, in attuazione alla normativa contenuta nel decreto del Presidente della Repubblica n. 915 del 1982 e nella legge regionale n. 53 dell'11 dicembre 1986, si sono riscontrate molteplici difficoltà riconducibili al problema dell'individuazione di siti che offrissero garanzie sotto il profilo della conformità igienico-ambientale e che non suscitassero malcontento nelle popolazioni dei comuni circostanti. Quindi, la regione, anche per effetto della nostra azione di stimolo, è stata in qualche modo costretta alla revisione del predetto piano, il cui compimento non è ancora realizzato totalmente a causa delle difficoltà incontrate dalle amministrazioni regionale e provinciale nel coordinare i rispettivi interventi e dell'atteggiamento assunto dai comuni, che si sono dimostrati scarsamente collaborativi, o più spesso decisamente contrari, nelle iniziative via via proposte.
Pertanto solo di recente, cioè nel maggio 1995, la regione ha approvato una nuova legge per la regolamentazione della materia. Tale provvedimento prevede la predisposizione di un piano regionale a medio termine per lo smaltimento dei rifiuti, nelle more della realizzazione e dell'entrata in funzione degli impianti che saranno previsti dai piani provinciali, ai quali la legge summenzionata demanda la concreta organizzazione dello smaltimento dei rifiuti. Il piano regionale transitorio è stato adottato dal consiglio regionale l'11 marzo 1996. Nella stessa data, il consiglio ha adottato anche le linee guida per
Pag. 298
l'elaborazione dei piani provinciali di smaltimento dei rifiuti.
Si può perciò affermare che siamo di fronte ad un globale mutamento di prospettiva e di approccio alla delicata questione rispetto al passato. In particolare, con la deliberazione del consiglio dell'11 marzo 1996, oltre all'individuazione di alcune, pur sempre necessarie, discariche per garantire l'immediato smaltimento controllato dei rifiuti, si è puntato con decisione sulla preselezione e sul trattamento dei rifiuti, che consentono il riciclaggio dei materiali e un risparmio dello spazio occupato nelle discariche. Parlo di questi interventi della regione, e poi del comune, perché sono stati in qualche modo sollecitati più volte dalla prefettura con interventi mirati, in quanto le situazioni di turbativa e di scontento erano piuttosto diffuse in provincia di Roma, specialmente nei quartieri periferici della città.
Non vorrei tediare la Commissione con le azioni che riguardano l'attività della regione, però riteniamo che siano stati compiuti dei passi in avanti nella tutela della salute pubblica e dell'ambiente. Con recenti ordinanze, il presidente della regione, su nostra sollecitazione, ha autorizzato i comuni della provincia a conferire i rifiuti negli impianti abilitati fino al 31 dicembre 1998.
Quali conclusioni posso trarre nella mia qualità di prefetto di Roma? Considerati i facili guadagni che hanno suscitato l'interesse della delinquenza nel meridione, non è escluso che la criminalità organizzata possa effettuare concreti tentativi di infiltrazione anche in questa provincia, approfittando magari della fase di assestamento dell'amministrazione provinciale cui, con il decreto Ronchi, è stata demandata la competenza nel settore dei controlli. È per questo motivo che ho ritenuto di richiamare l'attività delle forze di polizia in materia. Inoltre, il tavolo permanente da me istituito ha lo scopo di consentire, attraverso riunioni periodiche, di fare il punto della situazione per migliorare eventualmente l'attività di vigilanza.
Sono a disposizione per rispondere ad eventuali domande.
PRESIDENTE. La ringrazio, signor prefetto, e le rivolgo alcune rapide domande. Dalla sua relazione traspare abbastanza evidentemente che, anche in un'assenza (che non può essere certa) dell'attività della criminalità organizzata, la provincia di Roma è stata attraversata da vari tipi di traffici illeciti. Lei ha fatto riferimento a un traffico di rifiuti speciali avente come destinazione finale l'est europeo (risulta singolare il passaggio per Roma), ma ha anche detto che queste vicende sono coperte dal segreto istruttorio. Poiché ascolteremo in audizione magistrati che si occupano di tale questione, rivolgeremo loro i necessari quesiti. Comunque, segnalo all'attenzione del tavolo permanente che, anche in assenza di un'operatività accertata della criminalità organizzata (che peraltro, come lei stesso afferma, non può essere esclusa), il panorama provinciale per quanto riguarda i traffici illeciti, anche in base agli ultimi ritrovamenti, mostra che parecchi operatori del settore puntano sull'attività illecita perché in questo modo i profitti crescono moltissimo. Si tratta di un elemento di attenzione che lei stesso ha ben presente e che deve essere monitorato dal tavolo permanente da lei istituito.
Vi è una questione che è connessa sia con episodi di turbativa dell'ordine pubblico sia, seppure collateralmente, con la questione rifiuti. Le segnalo, dato che è prefetto di Roma da non molto tempo
GIORGIO MUSIO, Prefetto di Roma. Da un anno e mezzo.
PRESIDENTE. ...una questione che certamente conosce, relativa al campo nomadi di Casilino 700. Al di là dei problemi di ordine pubblico, dei veri e propri racket che agiscono addirittura intimidendo i nomadi all'interno del campo - che è diventato una bolgia in cui si rifugiano, da vari paesi europei, i gruppi più diversi, con la predominanza di quelli malavitosi di origine albanese e rumena,
Pag. 299
che impongono la loro legge di fuorilegge per il controllo di vari traffici illeciti -, in tale situazione estremamente preoccupante una delle maggiori doglianze provenienti dai cittadini che abitano nei pressi dell'insediamento riguarda non solo gli aspetti di ordine pubblico, ma anche, segnatamente, aspetti di carattere sanitario e ambientale. Spesso, infatti, nel campo si bruciano copertoni e altri rifiuti, che provocano fumi e odori acri e nauseabondi che preoccupano dal punto di vista sanitario.
All'epoca ebbi modo di accertare la disponibilità dell'AMA, espressa dall'allora presidente dell'azienda, di recarsi all'interno del campo per gestire i rifiuti, e magari anche una situazione sanitaria più generale, affinché assomigliasse un po' meno ad una bolgia infernale. I problemi, però, sono molti perché, per esempio, l'assessorato all'urbanistica dovrebbe effettuare tutta una serie di rilievi e dovrebbe essere coinvolta anche la soprintendenza per i beni monumentali ed archeologici; ma ogni volta si pone un problema per i tecnici o gli operatori che debbono entrare nel campo, che desiderano essere in qualche modo tutelati.
Le sottopongo allora la questione, sottolineando la richiesta dei rappresentanti dei cittadini della zona di munire il campo di presidi continuativi della pubblica sicurezza, se non altro per controllare gli accessi 24 ore al giorno. La presenza di posti di controllo agli accessi (mi sembra che quelli principali siano due) darebbe luogo ad una forma di vigilanza e di deterrenza che già migliorerebbe la situazione del campo. Esisterebbe inoltre la possibilità di una gestione sanitaria e dei rifiuti, perché gli operatori potrebbero entrare nel campo con l'ausilio delle forze di polizia.
GIORGIO MUSIO, Prefetto di Roma. La situazione del Casilino 700 si protrae da anni: vi è stata una crescita spropositata della presenza dei nomadi, senza che nessuno entrasse nel merito dei problemi di intolleranza e di razzismo.
PRESIDENTE. Purtroppo è diventato una sorta di campo profughi, in modo del tutto improprio.
GIORGIO MUSIO, Prefetto di Roma. È cresciuto in modo spropositato, per cui tutti (amministrazione comunale, prefetto, questore) siamo convinti - senza voler essere tacciati di poco spirito umanitario - che le dimensioni del campo debbano essere gradualmente ridotte. In parte si è agito alcuni mesi fa, perché era stata occupata anche la parte del Casilino 300: la parte prima è stata liberata.
PRESIDENTE. Se non sbaglio, si trattava di 150 persone su un totale che si stima superi le mille unità.
GIORGIO MUSIO, Prefetto di Roma. Sì, più di 900. Adesso si continuerà in questa graduale riduzione, anche perché c'è una parte di villa romana oggetto di scavi a cura della soprintendenza ai beni ambientali; un'altra parte quindi dovrà andar via per consentire questo lavoro di recupero.
Nel frattempo, però, anche in relazione all'episodio spiacevolissimo dei due bambini morti perché ha preso fuoco una baracca ed alle condizioni igienico-sanitarie non certo eccellenti dell'insediamento, io stesso ho invitato l'amministrazione comunale ad assicurare a questo campo un servizio idrico adeguato, tanto più che un'associazione umanitaria lo aveva già approntato. Nell'opera di restrizione del campo è però quanto mai auspicabile che le singole roulottes e gli ambienti oggi occupati da questi nomadi abbiano una sistemazione più logica anche a fini di prevenzione di incendi e quant'altro riguardi l'incolumità delle persone ivi residenti.
Questo piano avrebbe previsto anche l'allontanamento degli oltre 200 rumeni, un'etnia che disturba le altre, che sarebbero trasferiti a Castel di Guido; è però sorta una protesta e si è dovuto bloccare il trasferimento. Tutto ciò che riguarda i nomadi a Roma non è di facile attuazione perché bisogna conciliare l'esigenza del rispetto umano di queste persone con
Pag. 300
quella di evitare che insorgano turbative laddove essi si insediano. L'intendimento della prefettura, del comune, delle forze di polizia, passato il momento particolare della vita cittadina rappresentato dalla campagna elettorale, è di riprendere il programma già messo in conto e di attuarlo con gradualità e con la dovuta attenzione anche per quanto riguarda la rimessa in ordine sul piano igienico sanitario per evitare gli inconvenienti che si verificano soprattutto in estate a seguito, per esempio, delle bruciature di copertoni o di rifiuti. Tutto ciò non reca una buona immagine alla città e non è di soddisfazione per le persone che vivono lì dentro e nei dintorni, compreso il comando dell'aeronautica militare che proprio l'altro giorno ha attirato la mia attenzione su questo argomento.
PRESIDENTE. Mi consenta di sollecitarle, per la funzione che lei riveste, tutte le azioni che tendano a garantire maggior sicurezza ed una migliore condizione igienico-sanitaria ed ambientale a questo insediamento. Le ribadisco anche un'istanza avanzata da alcuni organismi circoscrizionali che insistono vicino all'insediamento relativa ad una tutela nella forma di una vigilanza agli accessi. È una questione che va al di là dei compiti della Commissione, ma mi permetto di segnalare questa esigenza molto forte in chiave di controllo e di deterrente.
torna indietro