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SALVATE DALLA ROVINA QUESTO MONUMENTO !
Sulla Via di Castel di Guido (già vecchia Via Aurelia), a pochissimi Km dall’abitato, si trova, a ridosso della strada, l’antico Casale della Bottaccia (cosidetto dal toponimo del luogo che figura nelle carte dell’agro romano), edificato dove anticamente sorgeva Lorium la prima stazione di posta sulla Via Aurelia, fuori dalla città . Considerata l’importanza della stazione di posta, l’abitato di Lorium divenne il centro della omonima Diocesi, in seguito denominata di Santa Rufina, in onore alla giovane patrizia romana martirizzata insieme con la sorella Seconda nel 260, sotto l’imperatore Gallieno. Nel 1120, durante il Ponteficato del Papa Callisto II, la Diocesi di Lorium- S. Rufina fu aggregata a quella di Porto, diventando la Diocesi suburbicaria di Porto-Santa Rufina, distinta da quella di Roma (vedere il numero di dicembre 2001 de Il Pungolo) Nella zona sorgevano varie ville ; probabilmente ne aveva una anche l’imperatore Antonino Pio (padre adottivo di marco Aurelio che gli successe alla sua morte), che nel 161 vi morì, dopo essere ritornato dall’Oriente , colpito da una grave malattia. Nell’ottavo secolo, il Papa Zaccaria fece costruire , come nel resto della campagna romana, delle domuscultae (fattorie) per l’approvvigionamento alimentare della capitale. I resti di queste costruzioni sono ancora visibili, nel momento dell’aratura dei campi (fino ad alcuni anni fa si potevano rinvenire anche tessere di mosaico!). Il Casale della Bottaccia è menzionato i alcuni documenti del XIV secolo, come appartenente alla Chiesa di S. Maria in Aquiro. Nel XVI secolo passò in proprietà del monastero di S. Gregorio al celio e quindi all’Ospedale di S. Spirito, già proprietario di vasti latifondi nella zona della Via Cornelia (ora Via Boccea). Nel XVII secolo divenne proprietà dei Doria che costruirono una cappelletta dedicata a S. Antonio Abate (probabilmente per favorire l’osservanza del precetto pasquale da parte dei contadini, come si andava facendo in quel periodo nell’agro romano) ed un infermeria in seguito al diffondersi della malaria. Probabilmente per questo motivo, i Doria decisero di usare la struttura solo come casino di caccia. In seguito a degli scavi furono rinvenuto un sarcofago scolpito raffigurante la contesa tra Marsia ed Apollo. Alla fine del settecento furono rinvenute anche alcune statue, portate ai Museo Vaticani da pio VI. All’inizio del novecento, la proprietà passò ad un privato che la cedette all’inizio degli anni cinquanta ad una società italo-svizzera, la quale la cedette all’INPDAI, che la possiede tuttora. Da alcuni decenni, il casale non è più abitato e versa in uno stato di progressivo abbandono, che ne ha causato la rovina totale del tetto e di parte delle mura portanti e dei solai interni. E’ un vero peccato che questo casale, che rappresenta un bel esempio di villa fortificata del cinquecento, vada in completa rovina. Speriamo che si faccia qualcosa per salvarlo, prima che sia troppo tardi!
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