ARCHEOLOGIA A MASSIMINA


Nel teatro dell’Istituto Comprensivo “Nando Martellini” di Via Ildebrando della Giovanna, il 17 Dicembre 2008, è stato presentato da Francesco Geraci il libro “Archeologia a Massimina” e dalla dott.ssa Daniela Rossi Diana che ne ha curato la stesura . Il libro , finanziato dal XVI Municipio, è stato distribuito gratuitamente ai Cittadini. L’Opera mette in risalto la contraddizione che vive Massimina, un quartiere che ospita la più grande discarica di rifiuti d’Europa ma che ha in sé anche una storia antica che parte dal neolitico sino al medioevo. Nelle duecento pagine del libro, con molte foto a colori, c’è tutta la documentazione degli scavi avvenuti e di quelli che sono ancora in corso. Bisogna evidenziare che il libro tende anche a dare un “riscatto” e identità culturale al quartiere Massimina. Riscatto che parte dalla lotta avvenuta nel corso degli anni perché Massimina da Borgata si trasformasse in Quartiere. Voglio ricordare le lotte che si sono fatte per avere la modifica della segnaletica stradale in essere sino al 1999 in cui si leggeva “MASSIMINA Bogata di Roma”, eppure l’allora Sindaco di Roma Ugo Vetere ne aveva fatto un suo cavallo di battaglia. Molti reperti archeologici sono stati solo fotografati, rilevati e monografati ,“a futura memoria”, in una mappa per poi essere nuovamente sepolti perché, per mancanza di fondi, non è stato possibile musealizzarli. Per i reperti più importanti è stato trovato un magazzino, messo a disposizione dalla Direzione del Convitto Nazionale Sordomuti, dove sono stati depositati molti reperti e qui si è dato avvio ad un laboratorio-scuola di restauro.Il laboratorio di restauro è stato attrezzato con fondi messi a disposizione da privati. Tra i reperti portati alla luce vi sono vasi, monete, oggetti della vita quotidiana come il set di pentole con cibi cucinati 3500 anni fa e una tomba dove, oltre al cavaliere, è stato trovato sepolto anche il cavallo. Il libro mette in evidenzia l’importanza archeologica di Massimina , della Via Aurelia e dei siti archeologici di Malagrotta, Casal Selce e Castel di Guido. Queste risorse archeologiche potrebbero essere messe a “frutto”, dalle Autorità preposte, realizzando un Museo di zona con annesso laboratorio di restauro.

Franco Leggeri