Santi Aconzio, Nonno, Taurino ed Ercolano

Il più antico documento che li ricordi è la Deposítio Martyrum che li pone al 5 settembre. Nel Martirologio Geronímíano, sono invece distinti in due gruppi, riferiti a due diverse date: il 25 luglio per Aconzio e Nonno e il 5 settembre per Taurino ed Ercolano. 1 loro nomi appaiono in antichissime iscrizioni rinvenute a Porto che documentano l'indubbia esistenza di luoghi di memoria e di culto. Papa Formoso (891–896), che era stato vescovo di Porto, trasportò le reliquie di Nonno, Taurino ed Ercolano, nell'Isola Tiberina, nella chiesa di S. Giovanni Calibita dove furono poste sotto l'altare maggiore.

Sant'Ippolito

E' il Martirologio Geronimiano che, in data 22 agosto ["Et in Portu urbis Romae Ippoliti qui dicitur Nonnus"], permette di identificarlo con il martire già citato. Secondo un'antica e consolidata tradizione, viene considerato come il primo vescovo di Porto. Le notizie sulla sua vita sono poche e controverse, non permettendo ancora una sicura distinzione con il celebre Ippolito romano (morto in Sardegna con papa Ponziano e traslato a Roma sulla via Tiburtina forse il 13 agosto 235 o 236). L'antica tradizione della diocesi lo ha identificato in un discepolo di san Clemente di Alessandria, che, venuto a Roma per venera re i sepolcri dei martiri, per le sue grandi doti fu ordinato vescovo da papa Callisto 1 nell'anno 221. Riaccesa la persecuzione dei cristiani, nell'anno 229, a causa della sua costanza nella fede, Ippolito fu preso mentre celebrava l'eucarestia, e, con le mani e i piedi legati, venne gettato in una cisterna d'acqua, ricevendo così il trionfo glorioso del martirio. Pur restando incerta la data della morte, mancando per il tempo di Alessandro Severo documentazione di persecuzioni, l'antico racconto, sebbene inquinato da varie leggende, riferisce che "i fedeli lo seppellirono con ogni cura in quello stesso luogo, a distanza di circa 60 piedi dal pozzo". I recenti scavi archeologici hanno offerto un'interessante conferma storica del fondamento di tali tradizioni. Sopra il suo sepolcro, nell'Isola Sacra, su preesistenti strutture edilizie, già alla fine del sec. IV, fu costruita e dedicata dal vescovo Heraclida una basilica che, successivamente ampliata, divenne la seconda chiesa Cattedrale di cui oramai rimangono solo un campanile romanico (sec. XII), una piccola cappella ed i resti archeologici che conservano l'esistenza del pozzo, indicando chiaramente la localizzazione del seggio episcopale e del fonte battesimale. La chiesa fu ricostruita più volte dopo i gravi danni subiti dalle invasioni barbariche (Gianserico, 455) e saracene, e fu abbandonata definitivamente poco dopo la fine del primo millennio. Nonostante la notizia già riportata del trasferimento delle sue reliquie nell'Isola Tiberina, gli scavi archeologici del 1970-75 hanno riservato tra l'altro l'imprevedibile scoperta, sotto le rovine dell'altare, di un sarcofago del III secolo contenente resti umani misti a terra e ad altri oggetti tra cui un titoletto marmoreo con l'iscrizione "HIC REQUIESCIT BEATUS YPOLITUS MARTYR" (qui riposa il beato Ippolito martire).L'epigrafe è databile al sec. IX, e non è difficile immaginare che sia servita ad identificare i resti delle reliquie lasciate "in loco". Nel 1988 esse hanno trovato una degna sistemazione nella chiesa dei santi Ippolito e Lucia presso l'antico castello ed episcopio di Porto, che è stata per alcuni secoli (dopo l'Isola Tiberina e Castelnuovo di Porto) la piccola Cattedrale della diocesi oramai completamente spopolata. La tradizionale festa liturgica del 22 agosto (in una stagione particolarmente pericolosa per la malaria), agli inizi dei secolo scorso fu trasferita alla prima domenica di Pasqua. D'ora in avanti sarà celebrata il 5 ottobre.

Sante Bonosa e Zosima e Sant'Eutropio

Sono ricordati dal Martirologio Geronimiano e da quello Romano in data 15 luglio (le prime due sono specificate come sorelle). Anche se non sappiamo niente di certo della loro vita, la memoria del martirio ed il relativo culto sono fondatamente documentati pure da frammenti di antichissime iscrizioni che sembrano provare la costruzione di una basilica da parte del vescovo Donato, nella prima metà del sec. V in località "Capo Due Rami". Le loro reliquie, forse successivamente trasferite sotto l'altare della basilica di Porto dedicata a san Lorenzo, nel 1227 furono concesse dal vescovo card. d'Urrack alla celebre abbazia di Clairvaux. In un documento di Callisto Il (17 aprile 1121), una chiesa dedicata a Santa Bonosa viene elencata tra quelle di Trastevere, dove la Martire era ancora venerata con grande devozione

I Martiri di Selva Candida
Sante Rufina e Seconda

Sono due celebri martiri romane ricordate in tutti i più antichi elenchi e in molti documenti storici. La loro morte avvenne durante la persecuzione di Valeriano e Gallieno, attorno al 260. Nel racconto del loro martirio sono presentate come sorelle, fidanzate con due giovani cristiani che per timore della morte avevano rinnegato la fede. A causa del rifiuto del matrimonio esse furono denunciate ed imprigionate mentre fuggivano da Roma. In seguito al loro diniego di sacrificare agli idoli le due giovani furono condotte in un bosco sulla via Cornelia, a dieci miglia da Roma in un terreno detto "Buxo", dove vennero uccise e lasciate insepolte. Plautilla, matrona romana, che le aveva viste in sogno, provvide alla loro sepoltura in quello stesso luogo dove, già nel sec. IV, fu eretta una basilica, iniziata da Giulio 1 (336) e completata da papa Damaso, rinnovata con l'aggiunta del battistero da Adriano 1 (772-95) ed arricchita di doni da Leone IV (847–55). A questa chiesa si fa riferimento nei diplomi pontifici anche oltre l' XI secolo, essendo divenuta Cattedrale della diocesi di Lorium, che presumibilmente ebbe un suo Vescovo proprio per provvedere alla quotidiana celebrazione dei sacri misteri nei tre santuari del territorio (sante Rufina e Seconda, san Mario e compagni e san Basilide) e per il decoro della vicina residenza imperiale. Il primo vescovo del quale si ha certezza storica è Pietro nell'anno 487. Attorno a quel luogo di culto, divenuto celebre meta di pellegrinaggio assieme alle catacombe di san Mario, era sorta gradualmente una città, che fu saccheggiata e distrutta dai Saraceni nell'847 e poi nell'870. Sergio III, nel 904, provvide alla riparazione della Chiesa, ma il centro abitato era oramai quasi del tutto abbandonato a causa dei pericoli delle incursioni barbariche e dello squallore del luogo. Papa Anastasio IV, nel 1153, fece trasportare il corpo delle due Sante nel Battistero Lateranense dove venne loro dedicata una cappella che fu posta Sotto la giurisdizione del vescovo di Porto e Santa Rufina, come è provato dalla bolla di Gregorio IX del 1236. A Trastevere, in via della Lungaretta, esiste ancora un antico monastero loro intitolato e che si dice edificato nel luogo dove era la loro casa natale. Della chiesa adiacente, ornata con un campanile del XIII sec., si hanno notizie fin dal 1123, dato che in una bolla di Callisto Il è annoverata fra le filiali di santa Maria in Trastevere. I resti archeologici sulla via Boccea (loc. Porcareccina), gi–á individuati e descritti da Antonio Bosio (1632), furono di nuovo studiati nel nostro secolo.

Santi Mario, Marta, Audiface ed Abaco

Ancora esiste, sulla via Boccea, la catacomba con le rovine di una chiesa menzionata dagli itinerari del sec. VII, e che era visitata dai pellegrini medievali sino al secolo XII Questi santi sono ricordati da tutti gli antichi martirologi anche se in date diverse: 19 o 20 gennaio. Il racconto leggendario della loro morte risale al sec. VI e li descrive come membri di una stessa famiglia venuta a Roma dalla Persia per venerare le reliquie dei martiri. Gli sposi Mario e Marta, con i loro due figli, sarebbero stati condannati alla decapitazione, a causa della fede, durante il regno di Claudio il Gotico (26870). Secondo gli storici sembra più attendibile si tratti di un gruppo di cristiani residenti nella villa imperiale di Lorium, probabilmente martirizzati nella persecuzione di Diocleziano. L'antico luogo cimiteriale e la basilica eretta in loro onore, anche per la vicinanza del luogo, subirono le medesime sorti di distruzione e di abbandono che abbiamo già sopra descritte. Recentemente gli attuali proprietari i Sig.ri Vismara, hanno favorito il restauro che ha permesso di nuovo alla parrocchia di Santa Maria di Loreto, sulla via Boccea, di officiare degnamente quel luogo sacro il 19 gennaio di ogni anno. Le reliquie dei martiri vennero trasportate a Roma nelle chiese di sant' Adriano e santa Prassede. Nell'827 furono inviate anche ad Eginardo, biografo di Carlo Magno, che le donò al monastero di Seligenstadt. Essi erano venerati anche a Cremona.

San Basilide

Il Martirologio Romano ne celebra il "dies natalis" il 12 giugno e l'autenticità storica è documentata dalla costruzione di un'antica basilica eretta sul suo sepolcro, in località Lorium al XII miglio della via Aurelia (fra la Bottaccia e Castel di Guido), ricordata dall'Itinerario Malmesburiense. 1 racconti del suo martirio sono di epoca tarda, ed essendo privi di valore storico non sono in grado di offrirci alcuna notizia sicura. Il fatto che venga definito di origine orientale è solo una deduzione che scaturisce dal nome. Ciò che è certo è che si tratta di un martire romano che nel medioevo era venerato anche in una basilica sulla via Labicana, restaurata da Leone III nel sec. IX. I due edifici sono scomparsi da secoli e non si hanno notizie relative alle reliquie del martire.

Santi Marcellino e Pietro

La più antica notizia sul loro martirio è stata tramandata da papa Damaso (morto nel 384) il quale ricorda di aver ricevuto la testimonianza dallo stesso carnefice che li aveva decapitati nel folto una selva perché i loro sepolcri restassero ignoti; ma la matrona Lucilla si fece dovere di farli seppellire sulla via Labicana, nel cimitero che poi ne prese il nome. Il Liber Pontificalis riporta la notizia di una basilica edificata in loro onore da Costantino. Il carme che Damaso aveva posto sul sepolcro venne distrutto dai Goti, ma fu rifatto da papa Vigilio che ne inserì i nomi anche nel Canone romano della Messa. Il Martirologio Geronimiano precisa che Marcellino era presbitero mentre Pietro era esorcista e si commemora il 2 giugno. Il racconto dei martirio indica che sarebbero stati uccisi al XII miglio della via Aurelia, in una località che, anche per questo episodio, fu detta Silva Candida. Le loro reliquie sarebbero state portate nel sec. IX a Seligenstadt.