Guglielmo Coladonato




Nato il 3 gennaio del 1933 a Torricella Peligna, risiede e lavora a Roma .
A 12 anni, nel 1945, insieme ad altri 150 ragazzi, fra i 5 e i 15 anni, accumunati dalla stessa sorte di essere rimasti orfani di guerra, fu accolto a Silvi Marina in uno di quei “Villaggi dei fanciulli” voluti dal governo per aiutare i bambini bisognosi. La maggior parte di essi restarono sino al 1951-52.
Durante quel periodo Guglielmo passava il tempo libero, che era tantissimo datosi che le lezioni di scuola erano poche, dedicandosi alla scultura. Trasformava in statue o in altre figure tutto ciò che gli passava per le mani, gesso, pietre, terra. Una volta uscito dal villaggio è andato in Svizzera per continuare gli studi poi si è trasferito a Roma, si è sposato, ha avuto due figli ed ha coltivato sempre  il suo hobby, la scultura.
Più tardi provò anche con la pittura, anch’essa come hobby.
Poi arrivò l’episodio fortunato e decisivo per la sua vita d’artista.
Trovandosi in Spagna per trascorrere una vacanza estiva con la famiglia, un giorno sistemò la famigliola nel campeggio, prese la sua vecchia Fiat 600, armato di tavolozza, colori e pennelli e partì incontro alla natura. Paesaggi, casolari, campi….. le bellezze della Catalogna gli vengono incontro. Ad un tratto vede una signorina seduta sul paracarro che chiede un passaggio, Guglielmo frena di botto, torna indietro, esce dalla macchina e chiede alla signorina se gli può fare un ritratto. La ragazza lo guarda e non fa in tempo a rispondere che già Coladonato è all’opera.
La bella catalana sorride e ci stà.

Dopo un po’ sopraggiunge una Rolls- Royce, oltrepassa, frena bruscamente: stridio di gomme e fa marcia indietro. Scende l’autista in livrea, apre lo sportello e s’inchina ad un lungo braccio con l’indice teso – Caramba! Solamente un italiano matto poteva fermarsi a dipingere una bella ragazza con questa canicola! Lei è italiano come io sono Salvador Dalì.
Ammutolito, facendo scudo al dipinto, Coladonato sembra un ragazzino preso in flagrante. Si riprende. Dà l’ultimo tocco.

-         Ed ora “pintor italiano” vieni a casa mia.

Così, insieme alla ragazza salirono sulla 600 e andarano a casa di Salvador Dalì. Il Maestro trattenne Coladonato per oltre una settimana.

-         Sono in paradiso, telefona Coladonato alla moglie, tra poco tornerò sulla terra, Aspettatemi!

Fù una parentesi quanto mai esaltante, istruttiva, divertente.


clic sulle immagini per ingrandirle



torna indietro