Com'è nata l'idea del Parco della Cellulosa

Dagli anni cinquanta,la SAF ( Società Agricola e Forestale), azienda del Gruppo “Ente Nazionale Cellulosa e Carta” ( ENCC), possiede a Casalotti l’Azienda OVILE , di oltre 70 ettari, ed il Centro di Sperimentazione Agricola e Forestale, con Laboratori ed un terreno di circa 14 ettari. Il 18 luglio 1990, il Prof. Giorgio GIANNINI, Capogruppo dei Verdi nel Consiglio della Circoscrizione XVIII ( ora Municipio 18) scrive al Presidente della SAF chiedendo di valutare la possibilità che un appezzamento di terreno “di qualche migliaio di mq dell’Azienda Ovile di Casalotti …. non coltivato o alla cui coltivazione sarebbe possibile rinunciare senza disservizi e perdite economiche…venga aperto alla cittadinanza come parco pubblico”, a servizio delle migliaia di abitanti di Casalotti, che è una borgata assolutamente priva di giardini pubblici.
Lo stesso giorno, il Consigliere dei Verdi presenta in Circoscrizione, una Mozione per impegnare il Presidente della Circoscrizione a “contattare gli organi dirigenti della SAF per accertare la loro disponibilità ad istituire,nei termini e con le modalità da concordare con le competenti Autorità comunali, un Parco pubblico in un appezzamento dell’Azienda Ovile di Casalotti”. La Mozione è discussa nella seduta del Consiglio Circoscrizionale del 17 settembre 1990 ed è approvata all’unanimità come Ordine del Giorno n. 8.
Il 30 settembre 1990, nel corso della discussione del bilancio di previsione del Comune per il 1991,il Capogruppo dei Verdi, facendo riferimento a quanto scritto nella lettera del Presidente della SAF, presenta un Ordine del Giorno (OdG) per impegnare l’Amministrazione Comunale a “stanziare adeguati fondi per la realizzazione di tale Parco a servizio degli abitanti di Casalotti”. L’OdG è approvato all’unanimità ed assume il n. 24. Il 30 ottobre 1990, il dott. Valeriano Giorgi, Presidente della SAF, risponde al Capogruppo dei Verdi, manifestando “il più ampio, positivo interesse circa la meritoria iniziativa proposta”, che sembra realizzabile tanto che il Presidente della SAF ne illustra nella lettera alcune modalità. Scrive infatti: “la parte di terreno da destinare a parco pubblico, che andrebbe individuata in modo da non limitare l’attività sperimentale e produttiva,deve essere ben enucleata nell’ambito dell’Azienda, con apposita recinzione, separato accesso ed autonoma viabilità… Il sabato ed i giorni festivi, sarà necessario assicurare un servizio di sorveglianza a tutela degli impianti e delle attrezzature aziendali…. Durante i giorni lavorativi dovranno essere predisposte adeguate misure di sicurezza per l’incolumità della cittadinanza, che potrebbe sconfinare,anche inavvertitamente, dai limiti del parco….Il pericolo di incendi, specie durante la stagione estiva… renderebbe indispensabile l’istituzione di un servizio antincendio…..”. La lettera si conclude con l’auspicio che “possano individuarsi, da parte dei competenti organismi, idonee soluzioni, che consentano i dare concreta attuazione all’iniziativa”.
IL 6 novembre 1990, il Capogruppo dei Verdi, risponde alla lettera del Presidente della SAF, facendo presente che il 17 settembre la Circoscrizione ha approvato l’OdG n. 8 e che il Presidente della Circoscrizione ha intenzione di organizzare un incontro “per definire le varie problematiche derivanti dall’iniziativa …chiaramente illustrate nella lettera…… allo scopo di invidiare l’appezzamento di terreno dell’Azienda Ovile che potrebbe essere trasformato in parco pubblico” Successivamente, la Commissione Ambiente della Circoscrizione, di cui fa parte il Prof. Giannini, si incontra più volte, su sollecitazione dello stesso Consigliere dei Verdi, con i dirigenti della SAF per risolvere alcuni problemi tecnico-giuridici relativi alla cessione all’Amministrazione Comunale di un’area, da destinare a Parco pubblico, individuata in un appezzamento di terreno di circa 5.000 mq ubicato all’incrocio tra Via della Cellulosa e Via di S. Seconda, utilizzato dal Centro di Sperimentazione Agricola e Forestale, nelle cui vicinanze esiste un parcheggio e quindi può essere facilmente utilizzato dai cittadini. Il 6 giugno 1991, la Direzione del Servizio Giardini comunica alla Circoscrizione che “prima di prendere in consegna l’area… ritiene necessario un sopralluogo sul posto per esaminare gli interventi, almeno di sistemazione primaria atti a rendere agibile e fruibile l’area da parte del pubblico”. La Direzione precisa inoltre che pur non disponendo “di finanziamenti specifici per la sistemazione imprevista di aree a verde… cercherà per quanto possibile di intervenire con i propri mezzi e quindi procedere alla persa in consegna dell’area in questione”.
Tutto, quindi, sembra procedere per il meglio, quando il 2 agosto 1991 la SAF comunica al Presidente della Circoscrizione che l’ENCC (alla cui valutazione la SAF, con una nota del 29 marzo, aveva sottoposto la questione), aveva comunicato, con una nota del 6 giugno, la “propria impossibilità ad aderire alla suddetta iniziativa della quale ,peraltro, condivide pienamente fini sociali e ricreativi”, per il fatto che “il proprio patrimonio immobiliare è vincolato al raggiungimento dei fini istituzionali e pertanto non può essere sottratto,neanche in parte, a tale destinazione”.
Successivamente, l’ENCC viene posto in liquidazione con un Decreto Legge, più volte reiterato, con cui si stabilisce che il patrimonio immobiliare delle varie Società dell’ENCC venga acquisito dalla Regione nella quale si trova.
Il 15. 4.1994, il Capogruppo dei Verdi, invia una lettera alla Consigliere Comunale Loredana De Petris, “Delegata del Sindaco per le questioni ambientali”, sollecitando una iniziativa del Comune verso il Parlamento, in modo che in sede di conversione del Decreto Legge, si introduca, con un emendamento, la possibilità che il patrimonio immobiliare delle varie Società dell’ENCC, possa essere acquisito anche dai Comuni nei quali si trovano gli immobili dell’ENCC. In questo modo, il Comune di Roma avrebbe potuto acquisire sia l’Azienda Ovile che il Centro di Sperimentazione Agricola e Forestale, facenti capo alla SAF, per costituire un grande Parco pubblico di circa 90 ettari. Purtroppo non si riesce ad ottenere alcun risultato. Il 28 ottobre 194 è promulgata la Legge 595 che pone in liquidazione il Gruppo ENCC e prevede il trasferimento ad Enti pubblici e privati delle strutture e del personale.
Il 23 gennaio 1995, il Consiglio Circoscrizionale approva, su proposta del Capogruppo dei Verdi, la Risoluzione n. 6 con la quale, allo scopo di salvaguardare il patrimonio immobiliare ed ambientale dell’NCC ed i livelli occupazionali, invita il Sindaco Rutelli ( che aveva inviato il 28 dicembre 1994 una lettera al Commissario Liquidatore dell’ENCC manifestando la sua disponibilità a collaborare per trovare una soluzione a problemi dell’ENCC) a sollecitare i Ministri competenti ( n particolare quelli dell’Agricoltura e dell’Ambiente) affinché “venga salvaguardata l’importante attività di ricerca svolta dal Centro di Sperimentazione Agricola e Forestale, con il mantenimento delle strutture e dei livelli occupazionali….” ed inoltre si valuti “l’opportunità e la possibilità di acquisire il patrimonio ambientale dell’ENCC, eventualmente residuo,da destinare in parte a parco pubblico ed in parte a vivaio del Servizio Giardini…. Di assumere il personale, eventualmente residuo… che può essere immesso… nei ruoli del Comune, in particolare in quelli del Servizio Giardini”.
Il 30 gennaio 1995, il Capogruppo dei Verdi scrive al Sindaco Rutelli, invitandolo a valutare attentamente l’attuazione della Risoluzione n. 6. Il 7 febbraio 1995, la Sen. Carla Rocchi (Verdi), anche su sollecitazione del Cons. Giannini, invia una interrogazione al Ministro dei Lavori Pubblici e dell’Ambiente ed al Ministro del Lavoro, chiedendo che “venga salvaguardata l’importante attività di ricerca svolta dai Centri di Sperimentazione Agricola e Forestale ( di Casalotti e di Casale Monferrato)… vengano conservate le strutture e le proprietà….. vengano mantenuti i livelli occupazionali”.
Intanto si mobilitano anche i Ricercatori del Centro di Sperimentazione Agricola e Forestale di Casalotti, che scrivono,nel giugno 1996, a varie Autorità (dal Presidente della Circoscrizione al Ministro dell’Ambiente) lamentando la situazione di smantellamento del Centro di Ricerca, in seguito al trasferimento di molti di loro in Uffici con compiti amministrativi. All’inizio di ottobre 1996, il Ministro dell’Ambiente Edo Ronchi (Verdi), visita la struttura del Centro di Sperimentazione Agricola e Forestale di Casalotti e ipotizza di utilizzarla come Centro per la Biodiversità, in modo da salvaguardarne la vocazione come Centro di ricerca. Purtroppo, questa ipotesi, nonostante un’apposita lettera inviata al Ministro dai Ricercatori, non sarà realizzata.
Il 28 ottobre 1996, il Capogruppo dei Verdi, scrive al Ministro Ronchi per sollecitare la realizzazione del Centro per la Biodiversità. Contemporaneamente, scrive all’On. Paolo Cento (Verdi) ed al Sen. Giorgio Mele (DS) chiedendo di presentare un’interrogazione al Ministro dell’Ambiente. Poco dopo,il Cons. Giannini invia all’On. Cento (Verdi) una bozza di interrogazione per sollecitare i Ministri dell’Ambiente e dell’Agricoltura a salvaguardare la funzione di ricerca del Centro di Sperimentazione Agricola e Forestale di Casalotti, che inoltre possiede una ricca Biblioteca di livello internazionale. L’interrogazione è presentata ed il 5 agosto 1997 perviene la risposta dal Ministro dell’Ambiente Edo Ronchi che dichiara “che non si possa parlare né di cessazione dell’attività di ricerca e sperimentazione né tanto meno di perdita di posti di lavoro…”.
Il 18 settembre 1997, il Capogruppo dei Verdi scrive al Sindaco Rutelli, proponendo l’acquisizione da parte del Comune dell’Azienda Ovile, da destinare in parte a parco pubblico ed in parte a vivaio del Servizio Giardini, come previsto nella Risoluzione n. 6 del 1995. Lo stesso giorno, scrive anche all’On. Giovanni Hermanin, Assessore all’Ambiente della Regione Lazio,ed al Consigliere Angelo Monelli, Capogruppo dei Verdi alla Regione, chiedendo l’acquisizione dell’Azienda Ovile da parte della Regione, che poi dovrebbe cederla al Comune di Roma.
Il 30 settembre 1997, il Cons. Giannini sollecita in questo senso anche l’On. Loredana De Petris, Assessore all’Ambiente del Comune di Roma. Il 3 aprile 1998, il Cons. Giannini scrive all’On., Pecoraro Scanio (Verdi), Presidente della Commissione Agricoltura della Camera dei deputati, dove si stava discutendo dell’utilizzo delle strutture dell’ENCC, per sollecitarne l’acquisizione da parte della Regione Lazio, per poi cederle al Comune. In questo senso, il 5 maggio 1998 scrive anche all’On. Cento (Verdi), senza però risultato.
Negli anni seguenti, non si riesce ad ottenere nulla, nonostante le sollecitazioni fatte da più parti. Intanto ,nel 2005,si costituisce il Comitato per il Parco della Cellulosa, che raccoglie oltre 5.000 firme in calce ad una petizione per la realizzazione di un parco nella proprietà ex ENCC. Alla Regione,si mobilitano alcuni Consiglieri, in particolare il Cons. Bonelli (Verdi) ed il Cons. Carapella (DS), che presenta una proposta di legge per fare della Cellulosa un Parco regionale.
Nel maggio 2006, il Presidente della Regione, Marrazzo, su sollecitazione dell’Assessore all’Ambiente, Angelo Bonelli, firma il Decreto con il quale la Cellulosa diventa “Monumento Naturale” e stanzia 350.000 euro per una prima sistemazione dell’area .
Recentemente, sono state avviate, con la mediazione dell’Assessore all’Ambiente della Regione Lazio, Filiberto Zaratti (Verdi), le trattative del Comitato per il Parco con la Liquidazione dell’ENCC, proprietaria degli immobili, per arrivare alla cessione in uso, a titolo gratuito, dell’area di 14 ettari dell’Ex Centro di Sperimentazione Agricola e Forestale; nel contempo il Comune sta valutando la possibilità di avviare delle trattative per l’acquisizione dell’area.