Il Parco Regionale Urbano del Pineto
Il Parco Regionale Urbano del Pineto, è stato costituito con la Legge della Regione Lazio 23.2.1987 n. 21. Nel 1989 il Comune ha adottato il Piano di Assetto ed il Regolamento, approvato dalla Regione Lazio nel 1995. Non è stato ancora approvato dalla Regione il Piano di Assetto. Il parco si estende per circa 250 ettari nella zona Nord-Ovest della città, tra la Via Pineta Sacchetti, la Via trionfale, i quartieri di Valle Aurelia e della Balduina. Si tratta di una zona caratterizzato da un forte presenza umana. Nonostante ciò, il Parco ha una notevole ricchezza della fauna e della flora. Il Parco è collegato a Nord con il Parco dell’ Insugherata ed il Parco di Veio; insieme costituiscono un vero e proprio cuneo di verde nel settore nord-ovest di Roma. Nel Piano Regolatore cittadino del 1931, il comprensorio del Pineto, di proprietà della Società Edilizia Pineto (SEP), era destinato a zona residenziale con villini sulle colline ed edifici industriali nella Valle dell’Inferno ( la zona delimitata tra la Pineta sacchetti, la Balduina e Valle Aurelia, in passato utilizzata per l’estrazione dell’argilla e la fabbricazione dei mattoni e laterizi nelle numerose fornaci). Il Piano Regolatore del 1962 confermò sostanzialmente le previsioni di quello del 1931. Il Parco è attraversato dalla linea ferroviaria Roma- Viterbo, realizzata alla fine dell’Ottocento e ristrutturata (con l’elettrificazione e la posa del secondo binario) negli anni novanta e dall’anello ferroviario, realizzato in quel tratto in occasione dei Campionati Mondiali di Calcio del 1990. Il Parco del Pineto, per le sue caratteristiche geologiche, vegetazionali e microclimatiche risulta costituito da una serie di ambienti diversificati: 1) Boschi (sugherete, noccioleti e querceti misti ) Zone arbustive (garighe e cespuglieti) Prati-pascolo Zone umide (fossi, canali, fontanili, acquitrini, prati periodicamente inondati) Pineta Aree antropizzate (orti, giardini, zone edificate ) Il Parco fa parte, insieme con altre 12 aree ( tra le quali la Tenuta di Acquafredda, di cui abbiamo parlato nel n. di gennaio- febbraio 2003 de Il Pungolo), del Sistema di aree protette nel Comune di Roma, che comprende 13 Parchi e Riserve gestite dall’Ente regionale Roma Natura, che ne ha affidato la gestione a specifiche associazioni. Il parco del Pineto è gestito dall’Associazione Il Pineto a tutela dell’ambiente, che si è costituita negli anni settanta proprio per la salvaguardia del comprensorio e per la costituzione del parco pubblico. Nel 1993 si è costituito il Coordinamento per il Pineto, di cui anno parte una diecina di associazioni, ubicate nei dintorni del Parco, con lo scopo di tutelarlo e valorizzarlo. MORFOLOGIA E GEOLOGIA DEL TERRITORIO I duecentocinquanta ettari del Parco del Pineto conservano ancora la conformazione tipica delle valli della campagna romana: fondovalle pianeggiante, versanti brevi ma ripidi, altipiani larghi. Gli altipiani ed i fondovalle sono stati sede di attività agricole nel passato. Lungo i versanti è rimasta la vegetazione spontanea. Nel fondovalle, il reticolo idrografico è alimentato dalle acque della falda freatica. Sulle zone più elevate vicino alla Via Pineta Sacchetti, l’acqua piovana ha scavato molti rivoli e canaletti ( calanchi). Si possono anche vedere alcune forme di erosione più accentuata, come piccoli smottamenti o veri e propri corpi di frana. In passato, l’area del Pineto è stata interessata dall’attività di due vulcani: il Sabatino (oggi il lago di Bracciano) a Nord ed il Laziale (oggi il lago di Albano nei Castelli Romani) a Sud. Pertanto, tutto il comprensorio è stato completamento ricoperto da materiali piroclastici espulsi durante le eruzioni , che si sono compattati, dando luogo ai vari strati di tufo. Nell’area del Pineto, rimasta inedificata, si possono riconoscere i vari strati geologici. In particolare si notano molto bene le sabbie giallo-ocra, di origine lagunare –costiera, sotto le quali ci sono le sabbie grigio- azzurre di origine marina. LA VEGETAZIONE Il Pineto fa parte di un complesso vegetazionale più vasto, che va dalla Valle dei Casali ( Via della Pisana) all’Insugherata. Probabilmente la vegetazione del Pineto è la più interessante per la ricchezza delle essenze. Infatti, ci sono circa 600 specie di piante; Molto diffusi sono i cespugli di scisto, tipici della macchia mediterranea, con fiori bianchi e profumati e foglie rugose e vellutate. Diffuso è anche l’asfodelo , un arbusto che fiorisce nella tarda primavera, considerato nell’antichità sacro alla dea dell’amore, Afrodite, ed usato come l’alloro per cingere i poeti. Le foglie sono utilizzate per profumare gli arrosti e le bacche per insaporire al grappa. Molto diffusa è la robinia, per la sua straordinaria capacità riproduttiva, ed anche la ginestra che ha un’imponente fioritura primaverile. Tra le altre specie di piante, ricordiamo: il salice bianco ed il pioppo bianco e nero; la quercia da sughero ( introdotta per scopi commerciali, quando era utilizzato il sughero, ricavato dalla pianta ogni 10 anni circa); la roverella; il mirto; il lentisco; il nocciolo; le canne ed i rovi (nelle zone umide); le orchidee (soprattutto Serapis, Orchis e Ophrys). Il sottobosco è costituito da felci, edere ed anemoni. Nel Parco sono anche presente numerose specie di vegetazione legate alla presenza dell’uomo, che si trovano nelle zone utilizzate per il pascolo o coltivate a distanza di lunghi periodi. In particolare, sono abbondanti i trifogli, tanto che la zona è denominata “ Valle dei trifogli” ( ci sono ben 23 specie di trifoglio). Un cenno particolare merita la Pineta Sacchetti che costituisce un’unità a se stante rispetto al resto del comprensorio. Fu realizzata nel 1861 dai proprietari di allora ,i Principi Torlonia, con essenze di Pinus Pinea, nell’area pianeggiante lungo la Via Pineta Sacchetti. Probabilmente, nello stesso luogo, vicino alla Villa Sacchetti, vi era una pineta più piccola, che compare in alcuni disegni e dipinti del seicento. Dalla Pineta si gode un bellissimo panorama sull‘intero comprensorio e sui quartieri della Balduina , di Valle Aurelia, di Baldo degli Ubaldi e anche una suggestiva veduta della Cupola di S. Pietro e di parte dei Giardini del Vaticano. GLI ANIMALI Nel Pineto, nonostante sia circondato da zone densamente abitate e quindi sia esposto al “disturbo antropico” derivante dalla presenza dell’uomo, ci sono numerose specie di animali, molti dei quali però non lasciano segni della loro presenza e si distribuiscono nei vari ambienti a seconda delle loro esigenze ed abitudini alimentari e riproduttive. Per esempio gli Anfibi si trovano esclusivamente nelle zone umide mentre la maggior parte dei rettili preferisce i prati e le zone arbustive. Nel Parco ci sono circa 70 specie di uccelli, presenti negli ambienti piu’ vari, che si possono distinguere in migratori, presenti nel Parco solo in alcuni periodi dell’anno, e stanziali ( ben 39 specie) presenti permanente; alcuni uccelli svolgono tutte le loro attività nel Parco, mentre altri effettuano piccole migrazioni giornaliere verso le zone urbane agricole limitrofe alla città, per alimentarsi. In particolare, fra i MAMMIFERI , è abbastanza diffusa la volpe che però è difficile da vedersi; la sua presenza è evidenziabile dagli escrementi e dalle impronte che lascia sui terreni argillosi privi di vegetazione erbacea. Fra i roditori sono presenti il ghiro ed il moscardino. In passato c’erano l’istrice e lo scoiattolo. Molto diffuso è invece il topo selvatico. Tra gli insettivori c’è il riccio, la cui presenza è legata soprattutto ai boschetti di sughero, nei quali vive anche il toporagno. La lista degli UCCELLI è abbastanza lunga: fra le specie più legate agli ambienti boschivi si segnalano: la capinera, la cinciallegra, il pettirosso, il fringuello, il rampichino, il verzellino, il canepino, l’usignolo, l’allodola, la tortora, il codirosso, il pigliamosche. Negli ambienti umidi c’è l’usignolo di fiume e la gallinella d’acqua. Ci sono anche alcuni rapaci notturni, quali la civetta e l’assiolo. Inoltre non è difficile osservare di giorno il gheppio ( un rapace diurno di piccole dimensioni, che è capace di volo stazionario per l’osservazione delle prede, costituite da insetti, piccoli rettili e roditori). Fra i RETTILI sono diffusi la lucertola, il geco, il ramarro ed il saettone. Negli ambienti umidi si può trovare la natrice dal collare. Fra gli ANFIBI è molto diffuso il rospo. Ci sono anche la rana verde e il tritone. I MONUMENTI All’interno o vicino al Parco del Pineto ci sono i seguenti importanti monumenti storico-artistici: L’ACQUEDOTTO TRAIANO PAOLO L’acquedotto fu costruito intorno all’anno 109 dall’imperatore Traiano per dotare la zona di Trastevere di acqua potabile; fu anche utilizzato per alimentare le terme di Licinio Sura sull’Aventino. L’acquedotto aveva una portata di circa 1.387 litri al secondo ed una lunghezza di 57 Km. . Partiva dalle sorgenti intorno al Lago di Bracciano; costeggiava il Lago per 14 Km., poi il fiume Arrone (emissario del Lago); passava sotto i monti del Polline; attraversava il rio Galera, nei pressi dell’attuale stazione di Cesano, con un ponte su arcate di 33 m. d’altezza; seguiva, sotterraneo, l’antica Via Clodia, oggi Via Braccianese, sino all’incrocio con la Via Cassia, che costeggiava sino alla località Giustiniana, per proseguire lungo la Via Trionfale e poi per un’antica strada, chiamata fino ai primi del ‘900 Via del Pidocchio (secondo il Tomassetti per corruzione di “pignocchio” o “pinocchio” dalla presenza di pini ) e poi Via della Pineta Sacchetti. La “mostra” dell’acquedotto ( la fontana monumentale) era sul Gianicolo vicino al casino di Villa Spada. L’acquedotto fu più volte danneggiato, soprattutto in epoca alto medievale, in seguito alle invasioni barbariche. Fu riattivato intorno al 1620 dal Papa Paolo V che costruì un altro condotto nel percorso extra-urbano, inglobando parte dell’acquedotto Traiano, mentre nel tracciato urbano il nuovo condotto era sovrapposto. L’acquedotto Paolo divergeva da quello Traiano nella parte finale, andando a costituire la “mostra” sul Gianicolo, a monte della chiesa di S. Pietro in Montorio, mentre presso Piazza Irnerio, attraverso la Via Aurelia Nova, si dirigeva in Vaticano. L’acqua dell’acquedotto Paolo, detta “Paola”, non era potabile e serviva ad alimentare le fontane, fra le quali quelle di Piazza S. Pietro e del Belvedere Vaticano. L’acquedotto Paolo è tuttora in funzione. IL FONTANONE DI PIO IX Questo caratteristico fontanone fu fatto edificare da Pio IX nel 1866, a servizio del borgo di S. Onofrio lungo la Via Trionfale, con una derivazione dell’Acquedotto Paolo. L’edificio, le cui arcate laterale sono state murate, contiene all’interno i vasconi per il lavaggio degli indumenti e, sul prospetto anteriore, l’abbeveratoio per gli animali, con una vasca bassa semicircolare. Al di sopra dell’ingresso c’è una lapide commemorativa della sua costruzione. Attualmente è quasi sconosciuto ai cittadini dello stesso quartiere in quanto nel 1969 la Via Trionfale, che lo costeggiava allo stesso livello, è stata, nel tratto vicino al fontanone, allargata e rialzata di alcuni metri, rendendo il monumento quasi invisibile. LA VILLA SACCHETTI La famiglia dei marchesi Sacchetti divenne proprietaria della Tenuta del Pigneto alla fine del XVI secolo (1598), quando si trasferì a Roma da Firenze. Nel secolo successivo, il Cardinale Giulio Sacchetti, incaricò l’architetto Pietro da Cortona, uno dei più famosi del tempo, di costruirgli una Villa nella Tenuta. La Villa era stata costruita, tra il 1626 ed il 1636, in cima alla collina, con un suggestivo effetto scenografico; era composta da due piani e vi si accedeva da due rampe laterali e da una gradinata mediana. Probabilmente l’edificio non fu ultimato perché iniziò a cedere quasi subito dopo la sua realizzazione, a causa della fragilità del terreno sul quale poggiava, dovuto probabilmente ad infiltrazioni di acqua. Così la Villa andò rapidamente in rovina ed oggi ne restano poche tracce visibili relative al ninfeo ed alla fontana a forma di grotta. I CASALI TORLONIA La Tenuta del Pineto, in parte boschiva ed in parte a pascolo e con vigneti, appartenne alla famiglia dei Marchesi Sacchetti (anche se gestita da diversi affittuari) fino al 1861 quando fu acquistata dalla famiglia dei Principi Torlonia, che abbattè i resti della Villa Sacchetti e restaurando i due casali esistenti: quello più grande, a tre piani, realizzato nel cinquecento, detto “Casale di Giannotto” dal nome del primo proprietario della Tenuta, utilizzato per l’alloggio dei dipendenti; quello più basso, ad un solo piano, utilizzato per il ricovero degli attrezzi e come stalla per il bestiame e scuderia per i cavalli. I casali, da molti anni in stato di abbandono e di grave degrado, secondo il progetto del Piano di assetto del Parco, devono ospitare, una volta restaurati, il Centro didattico-naturalistico. IL PROGETTO DI UN CIMITERO Durante l’occupazione francese del 1809-1814, l’Amministrazione Comunale dovette adeguarsi all’editto napoleonico di Saint Cloud con il quale era vietata la sepoltura nelle chiese e si ordinava la costruzione di cimiteri fuori dalla città. Pertanto la Consulta Comunale incaricò gli architetti Raffaele Stern e Giuseppe Camporesi di individuare le zone più idonee allo scopo. Furono individuate due aree: una presso la basilica di S. Lorenzo fuori le mura, lungo la Via Tiburtina (l’attuale cimitero del Verano) e l’altra nella tenuta Sacchetti. Per la realizzazione di questo ultimo cimitero, furono elaborati due progetti: uno dallo stesso Camporesi e l’altro dall’architetto Guy de Gisors. Fu scelto il primo progetto ed i lavori ebbero inizio. Però. nel maggio 1814, restaurato il governo pontificio, i lavori per la costruzione del cimitero nella tenuta Sacchetti furono bloccati ed oggi non ne rimane traccia visibile. IL BORGHETTO DI VALLE AURELIA All’interno del Parco si trova il Borghetto di Valle Aurelia, edificato vicino alle fornaci sorte nella Valle dell’ Inferno durante il periodo di intesa attività edilizia successiva alla designazione, da parte del Parlamento, di Roma come Capitale del Regno d’Italia. Oggi, rimangono solo i resti della Fornace Veschi, vicino alla stazione Valle Aurelia della metropolitana A Lo sfruttamento della zona per l’estrazione dell’argilla e per la realizzazione dei mattoni risale comunque al periodo imperiale romano. Il Borghetto fu per la maggior parte costruito e abitato dagli operai fornaciari e costituiva (e ancora costituisce) una importante parte ambientale e storica della città, perchè strettamente collegato all’attività produttiva dei laterizi. Per questo motivo il Comune ha in progetto di realizzare il risanamento conservativo dell’antico “ borgo dei fornaciari ”. Nel Borghetto Don Guanella fece costruire la chiesa di S. Maria della Provvidenza. Durante l’occupazione tedesca di Roma ( 10 settembre 1943- 4 giugno 1944) nel Borghetto trovarono rifugio alcuni patrioti attivi nella Resistenza contro l’occupante nazista. In passato, però, il Comune aveva equiparato questo insediamento ai brutti borghetti formati da baracche e ne aveva deciso la demolizione con le Delibere n. 799 e n. 2923, adottate nel febbraio e nel maggio 1981, con la giustificazione di assegnare gli alloggi popolari del vicino piano di zona Pineto alle numerose famiglie presenti nel Borghetto. Le decisioni della Giunta Comunale furono prese senza interpellare o informare la XIX Circoscrizione, nè i diretti interessati. Solo quando cominciarono ad arrivare, nel giugno 1981, le lettere ufficiali per l’occupazione d’urgenza seguita dall’immediata demolizione, si seppe cosa stava per accadere. La indignata protesta dei Comitati di Quartiere della zona nord della città, dell’Associazione ambientalista Italia Nostra e le prese di posizioni della UIL- Casa e della stessa XIX Circoscrizione, volte alla sospensione delle distruzioni indiscriminate di case, che tra l’altro risultarono in buonissimo stato, portarono a salvare gli edifici lungo il fronte stradale, quelli sulla collina (ancora da espropriare), la vecchia osteria e la chiesetta. Dopo un lungo periodo di abbandono, negli ultimi anni è stato avviato il progetto di recupero del Borghetto, attraverso lo strumento degli articoli 11 , finalizzati al recupero ed alla conservazione dell’intero quartiere. CRONOLOGIA DELLE LOTTE PER IL PARCO 1970 Il 9 dicembre, il Consiglio della XI Circoscrizione esprime parere negativo al progetto di costruzione presentato al Comune dalla Società Edilizia del Pineto (SEP). Negli anni ’70 si costituiscono vari Comitati di Quartiere che si battono anche per l’acquisizione del Pineto: Aurelio, S.Onofrio , Monte Mario e poi altri. Le azioni dei Comitati di Quartiere saranno importanti per la salvezza del comprensorio verde e per la costituzione del Parco. 1973 Il 16 dicembre, circa 4000 persone occupano pacificamente il Pineto durante una manifestazione organizzata dai Comitati di Quartiere. Vengono eliminate le recinzioni di filo spinato che la SEP non appone più, tanto che molti cittadini credono che l’area sia già diventata un parco pubblico. 1974 Il 19 novembre il Consiglio della XIX Circoscrizione vota la Risoluzione n. 19 con la quale si chiede al Comune che tutto il comprensorio del Pineto (circa 150 ettari) diventi parco pubblico con una variante urbanistica. 1976 Il 30 marzo, nell’ultimo giorno utile prima del suo scioglimento per le elezioni, il Consiglio Comunale vota a larga maggioranza la variante urbanistica che vincola a verde pubblico il comprensorio del Pineto. 1980 Il 22 maggio, la XIX Circoscrizione vota la Risoluzione n. 24 che ribadisce il vincolo a parco pubblico del Pineto nella variante urbanistica generale della Circoscrizione. 1981 Il Consiglio Comunale adotta la variante della XIX Circoscrizione con la Delibera n. 898. 1982 Il 7 maggio, la XIX vota la Risoluzione n. 34 che costituisce un Gruppo di Lavoro per il Pineto. 1983 Il 31 agosto, il Consiglio Comunale vota la Delibera n. 6346 con le controdeduzioni alla variante urbanistica della XIX Circoscrizione. 1984 Nel mese di gennaio, si apprende dai giornali di un progetto, appoggiato dal Comune e dal Vaticano, per insediare un maxi campeggio per 35.000 persone nel Pineto. La XIX Circoscrizione si oppone all’unanimità al progetto. Associazioni, Comitati di Quartiere e numerosi cittadini manifestano la loro indignazione. Il Vaticano ritira la proposta. 1985 Con il Decreto Ministeriale n. 3391 del 22/5/85 ( detto “Galasso” dal nome dal proponente) viene vincolata a verde pubblico una parte del Pineto. La Regione Lazio deve redarre un Piano Paesistico entro il 31/12/1986. In assenza del piano sono vietati gli interventi che possono compromettere l’ambiente. 1986 Il 17 gennaio, le associazioni ambientaliste indicono una conferenza stampa per proporre a tutte le forze politiche una legge regionale che istituisca il Parco regionale urbano del Pineto. Il 22 aprile, il Consiglio della XIX Circoscrizione, con la Risoluzione n. 10 ne sollecita la discussione e l’approvazione. Il 24 settembre, il Consiglio Regionale del Lazio approva all’unanimità la legge che istituisce il Parco Regionale del Pineto. 1987 Il 23 febbraio, la Legge Regionale che istituisce il Parco è promulgata dal Presidente della Regione con il n. 21.